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quellocheNon
un artista ha la morte sempre con sé, come un bravo prete il suo breviario.


Diario


30 marzo 2010

Io dico addio.

Ebbene, siamo giunti al termine.
Il Cannocchiale è stato carta bianca per troppo tempo, oramai. Quattro anni? Di più, di meno, ma all'incirca ci siamo. E' troppo.
E' troppo da sopportare il peso di quello che ho scritto, il peso del fatalismo oramai superato nella sua parte negativa, il crogiolarsi nella morte, fare inattaccabile un'adolescenza in crisi.
Con un po' più di luce, decreto la fine di Quellochenon.
Non fosse altro che il bisogno di una pagina bianca dove i concetti siano in negativo e non il format.

 Spero ci si rincontri su un foglio bianco.




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17 febbraio 2010

Libri.

Beeeene. Siamo rimasti parecchio indietro.
Tante cose sono accadute e tante ne accadranno. Mentre ciò si faceva, io leggevo, più o meno.
Abbiamo detto che ho finito Guida Galattica per Autostoppisti. Ero in Polonia, i miei cugini mi avevano regalato Dom nad Rozlewiskiem ( la casa sullo specchio d'acqua, più o meno).
Pur di non preparare l'esame di storia moderna mi sono messa a leggerlo [sopra il titolo campeggiava in rosso la scritta BESTSELLER ed era nunzio di sventure]. Non sono riuscita a finirlo, mi dispiace.
Lei lavora nel campo della pubblicità, ha un marito incapace a letto e una figlia che è un amore e viene licenziata perché bisogna far posto alle nuove ragazzine che la danno ai vari capi.
Allora va a trovare la mamma che l'aveva abbandonata quando era piccola. Sedute attorno al tavolo della casa di campagna si raccontano i 40 anni in cui non si sono conosciute.
Le atmosfere sono molto polacche, lo stile è scorrevole. Ma non ha niente di brillante, in nessun senso.
Abbandonato come ho rimesso piede in Italia.
Al ché ho preparato il mio brillante esame di storia, il manuale in due settimane e i libri di approfondimento in un'altra. Mentre il Gaeta Villani è accurato ma abbastanza noioso, Emmanuel Le Roy Ladurie è favoloso: in particolar modo consiglio Lo Stato del Re. Brillante, scorrevole, interessante, limpido, ironico. Mi ha ricordato i bei tempi di Bloch. Anche L'Ancien Régime è ottimo anche se meno divertente. Va bene per chi la storia non la vuole proprio considerare come un divertissement. Per quel che mi riguarda, se una materia riesce ad essere presentata come frizzante bene venga.
Dato l'esame di storia mi sono concentrata su Antropologia Culturale (Deliège, Storia dell'Antropologia e Scafoglio, Epos brigantesco popolare). Noia mortale. Il manuale è stato inutile: ho odiato i primi antropologi e su quelli contemporanei non so niente perché non ci si arriva. Il libro di Scafoglio è già più interessante: peccato che i testi in fondo siano in dialetto meridionale e io non ne ho capito neanche una parola.
Ma comunque è un libro introvabile, quindi non vale proprio la pena di impiccarsi per trovarlo.

Quella settimana lì, poi, c'era Pennac a Roma e quindi c'ero io sulle tracce di Pennac a Roma.
E così, visto che lui lo leggeva a teatro, ho letto Bartleby lo scrivano di Herman Melville.
BAM.
Acuto dolore. Ho chiuso il racconto e ho pianto.
Ognuno vede qualcosa di diverso in Bartleby: io ho sentito un dolore immenso, sordo, cieco, muto. Inesprimibile. Forse vi si vede lo spettro di se stessi, non so. Fatto sta che quella notte ho fatto un sogno perfido ma non lo scriverò qui perché non è il suo posto.
Da quel sogno è nato un finale di romanzo, quindi chissà, forse, se sarò fortunata..
Ripresami dallo shock di Bartleby ho avuto un tremendo bisogno di avere davanti agli occhi il trio io-Pennac-Sofia (quest'ultima è una mia carissima amica). Così ho riletto la Fata Carabina. Il piacere di ricordare quel libro è pari all'intensità goduriosa di Take Five suonata da Charlie Parker. Oh, sì. Esattamente quello.
Poi mi è ricapitato tra le mani un libricino comprato alla festa del libro: Il Pensiero Meticcio, Laplantine e Nouss. Strepitoso! Piccolo piccolo, condensa l'unica filosofia di vita possibile, praticabile e auspicabile per la vita della società civile. Il meticciato! E noi continuiamo a vivere, comportarci, pensare, come se fosse veramente esistita l'omogeneità, la purezza e tutte quelle menate lì. I nazionalismi, puah!
In seguito avevo bisogno di una bella soffiata di vento nordico, così ho preso Il Canto dell'Essere e dell'Apparire: mi aspettavo del sano esistenzialismo norvegese e invece mi sono trovata a chiacchierare con uno scrittore olandese che scrive di uno scrittore olandese il quale si interroga sull'essere e sull'apparire, sulla verità ontologica del romanzo, sulla metafisica del personaggio. Molto graziosi e coinvolgenti le parti dello scrittore; quasi un pretesto la storia che questi scrive. Insomma, avevo capito l'artificio dall'inizio, ma speravo fosse sviluppato meglio. Il gioco degli specchi non è affatto semplice, figlioli miei.

Ma poi è successa una cosa: everything is illuminated! (è un libro che non ho letto e anche un film che ho visto, molto molto bello). Sì, tutto è illuminato. Ogni collegamento brilla come un filo sottilissimo d'oro bianco. Bartleby, Melville, Pennac, Nooteboom, Pessoa.
Bartleby era muto quanto Soares parla; Pennac ha detto che il Libro dell'Inquietudine poteva essere il diario intimo del nostro Bartleby; Nooteboom cita Pessoa. Erano troppi i richiami. S'aggiunga a questo che era un po' che avevo voglia di riprenderlo... et voilà.
Eccomi a rileggerei Il Libro dell'Inquietudine di Bernardo Soares di Fernando Pessoa.
Eccomi a leggerne stralci al mio amico Marco in mezzo a piazza Risorgimento.
Eccomi a commuovermi e riconoscermi nelle sue parole.



2 gennaio 2010

Libri.


 Ebbene ho finito l'Eneide il giorno della Vigilia per divorare tutto d'un fiato Un Prosatore a New York di Göran Tunström. 50 paginette per 5€ e li vale tutti, davvero. Divertente, leggero, incredibilmente nordico. E m'è tornata voglia di scrivere, capita.
Dopodiché, nell'aeroporto di Ciampino, accampata per terra, ho iniziato il mio regalo di natale di Marco, dicasi Guida Galattica per Autostoppisti.
Mi sono divertita un mondo. Ha davvero tantissime idee, il tipo.. insomma, è strano come non sia affatto banale un libro che non ha la lunghezza di una barzelletta, eppure ti fa ridere dall'inizio alla fine. E non è ripetitivo. Il narratore invade piacevolmente i personaggi e sembra quasi stupirsene.
Insomma: è un libro di cui molti parlano. Lo paragonerei ai film di Allen: citazioni a valanga eppure non tutti sono in grado di cogliere questo livello di umorismo.
Bene, devo mostrare a mio cugino uno dei 3 migliori film dell'anno.


25 dicembre 2009

ciao consapevoli


     Sarà che sono ubriaca o che è Natale,
ma il soltio giro delle recensioni di Anobii non ha sortito alcun effetto. Strane cose scritte sull'ultimo di Paasilinna (gli lettori????), stranissime cose sul Paese delle Creature Selvagge.
Non so, non capisco, sarà che sono ubriaca.

 Buon Natale, STRONZI.


(ho ricevuto 16 libri)




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23 dicembre 2009

Film.


 Bene, bene, bene.
Sono finalmente andata al cinema. Ohhhh.. sì....
Sabato: Il Mio Amico Eric. Ci siamo, sì. E' il mio primo film di Ken Loach e mi è piaciuto molto, sì. Inaspettato, grazie al cielo (cioé al regista). I film sui problemi padre-figli sono già stati esplorati, così come quelli lei-mi-ha-mollato-anni-fa e anche oddio-la-mafia!
Però è assolutamente troppo divertente il come della storia.
E io, durante il gioco, ho pensato a Benjamin Malaussène, già. Lo vorrei come zio, decisamente.

Poi ho visto Moon, lunedì.
E poi, finalmente, Beetlejuice, nonché, di nuovo, The Rocky Horror Picture Show.
E ho ricevuto due Kiss kiss Bang bang e non sono lo stesso film.

Alla prossima puntata: sono troppo stanca.




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23 dicembre 2009

Libri.


 L'Eneide mi ha rotto i coglioni.
Sono al IX libro, quindi non intendo mollare. Ma siamo alle guerre; invece che fighissime scene d'azione o descrizione di superarmi o quella dei muscoli di Ascanio che poteva anche essere un figone, i personaggi cambiano nome ogni 3 versi... e non succede nulla.
Inoltre i versi distolgono la mia attenzione.
E' più interessante guardare il mio gatto che fa cadere il mega pelouche della foca Gretel per mozzicarle la coda e poi dedicarsi alla mia maglietta abbandonata sotto la scala.
Cioé, per carità, libro imponentissimo.. ma anche una rottura di scatole. Soprattutto per il linguaggio. Possibile non se ne possa fare una traduzione più contemporanea?
Non tutti sanno il latino!

Intanto ho ricevuto Guida galattica per gli autostoppisti e mi sono comprata La Giovinezza, 26esimo numero di Corto Maltese, H. Pratt. Love.




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13 dicembre 2009

Film.


 E' troppo tempo che non vado al cinema. E' così tanto che temo che l'ultimo film che ho visto sia stato Public Enemies, grande delusione. E' anche vero che io di Michael Mann ho visto solo Heat - La Sfida e conosco la colonna sonora de L'Ultimo dei Mohicani. Ma comunque.
Poiché la necessità di film continua ad assillarmi ho fatto incetta di dvd.
Lo scorso sabato sono stata da Raffa e gli ho rubato The Doors, Sleuth e Lord of War. Ho visto solo gli ultimi due ieri mattina, perché pensavo che il giramento di testa mi sarebbe passato. E invece niente, me lo sto tenendo tutt'ora.
Lord of War è la storia di un mercante d'armi con la faccia di Nicolas Cage. Sappiamo bene che Cage non è un attore ma un raccomandato (altrimenti non si spiega). Raffaello, il possessore del dvd, ha detto che secondo lui è l'unico film in cui recita bene. Non sono d'accordo, affatto. E' inespressivo. Non si tratta di freddezza o spietatezza, come uno vorrebbe credere. E' proprio inespressività che svuota il personaggio. Peccato, perché è un gran bel film, una fotografia fantastica. La regia non mi ha conquistata, Adrew Niccol è quello di Gattaca, per intenderci. Mh-mm.. belle le sceneggiature. (Ricordiamoci che è sua quella de the Truman Show).
Diventa un atto di denuncia marcato solo alla fine. Forse per chi è del mestiere, chi lavora nelle alte sfere o nell'esercito o in gruppi terroristici, un film del genere non è una novità. Per me sì: non sapevo quanto di vero stesse raccontando. Diciamo che ero incline a non crederci.
Poi, alla fine, un attimo prima dei titoli di coda, appare la scritta che ti dice che i fatti narrati sono veri; che Francia, USA, Cina, Russia e Germania sono i massimi esportatori di armi verso tutto il mondo e sono anche i cinque che siedono al banco della pace all'ONU. Gelo. Cespuglio secco che rotola su una polverosa strada texana.

Sleuth è geniale. Semplicemente e puramente geniale. Ora ho addosso una voglia di vedere quello del 1972 che non vi dico. Il bello è che ce l'ho!
Mea culpa, avevo sottovalutato Michael Caine. E sì, non considero Jude Law uno dei Grandi. Ma qui sono favolosi, entrambi. Sono magnetici.
Entra nella decina dei miei film preferiti di sempre, non c'è che dire.
Invece mercoledì sera ho visto il mio primo film di Anonioni, L'Avventura. Sono contenta di essere riuscita ad apprezzarlo senza forzarmi. Ciò testimonia la mia stoicità nonché il mio amore sincero verso il cinema.
Grande tensione, interrogativi a vuoto, donne bellissime e dialoghi eterei. Le parole cadono a vuoto, sembrano dover attraversare vetrate invisibili prima d'arrivare all'interlocutore.
Però non capisco i pianti liberatori.


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8 dicembre 2009

Libri.


 Suppongo ci fossimo lasciati a Fight Club: se non fosse stato pubblicato nel '98 lo avrei eletto libro dell'anno. Bello, oscuro, visionario (che poi è una parola che si usa un po' per tutto).. un libro che ti mette le ansie. Scendi dall'autobus e ti aspetti di essere squadrato da Scimmie Spaziali dalla faccia distrutta. Mh-mh, proprio così.
E il finale è una gran figata.
Per quanto il film di Fincher sia uno dei miei preferiti, sia un film artisticamente perfetto e abbia un ritmo da affanno, il finale del libro è superiore. Mi dispiace, David. Ma hai fatto bene a cambiarlo: non potevi assurgere ad una cosa simile, anche se gran parte delle cose che hai fatto le hai fatte bene. La trasposizione libro in sceneggiatura deve essere stata un dramma: hai fatto un buon lavoro.
Nella versione italiana "voglio abortire tuo figlio" è reso con "E' dalle elementari che non mi scopavano così" che sembra essere forse un'esagerazione nella bocca di Marla. Ma è più diretto dell'altro.
Comunque.
Ho terminato Fight Club e mi sono lasciata cullare dalla nullafacenza. Non ho avuto il coraggio di rimettere mano all'Eneide, lo ammetto.
Fino a ieri mattina.
Mentre studiavo Dante (INF XVI-XVII) mi sono messa in testa che sarei andata alla Fiera dell'Editoria Indipendente all'Eur e che prima di iniziare a leggere uno dei libri che avrei comperato lì avrei finito l'Eneide.
E' anche vero che Michele, il mio amico, mi ha dato da mettere in borsa il Rosso e il Nero, che ho letto un anno fa esattamente, e Diario di un Killer Sentimentale.
Che ho letto nel tragitto EUR - Piazzale Clodio. Folgorazione.
Mi è venuta una quasi-smania di Sepùlveda. Una cosa del genere mi è capitato con il Signore degli Anelli, con Roald Dahl e con Daniel Pennac. Sepùlveda è ancora una quasi-smania, non ho bisogno di leggerlo altrimenti mi sento male - come invece accade con gli altri. Ma chissà.
"Diario di un killer sentimentale" è breve, intenso, divertente, movimentatissimo. Ha un narratore in prima persona che non ti annoia per niente, una situazione diversa da tutti quei copia-incolla di film d'azione. Bello, bello, bello. Si legge in 40 minuti per il costo di 9 €. Sì, è uno sproposito.
Però pensa: anziché spendere 7.50 € per un cinema che quasi sicuro è qualche schifezza innominabile che danno all'Adriano, passi 40 minuti in paradiso. Anziché un'ora e mezza a cercare di zittire la tua coscienza che ti dice: dovevi comprare quel libro! Mani bucate!!

Sono profondamente pentita di non aver comprato il libro da cui è tratto "He died with a felafel in his hand". E' che a me i libri con la copertina del film fanno senso. Perché il libro non dovrebbe conservare la sua integrità, anche quando è stato bene o male trasposto sullo schermo? Esistono comunque due Danny, uno della tua immaginazione nel libro e uno che ha il corpo di Noah Taylor (L) nel film.
Mi pento profondamente.
 




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2 dicembre 2009

Libri.


 Neanche con l'Eneide è andata bene. A metà del primo libro mi sono sentita mancare, l'ho dimenticata per due giorni e al mio risveglio avevo in mano Fight Club. A parte la gradevolissima edizione Mondadori - non pensavo di poterlo dire mai - so già come andrà a finire. Per ora il film, da come lo ricordo, è molto fedele al libro e non ho avuto grandi sorprese. Ma lo stile di Palahniuk è molto interessante e ti prende per la sua particolarità. Mi piacciono quegli autori che usano stili completamente schizzati ma sono ugualmente comprensibili. E' come un piatto dal sapore strano, nuovo, inconsueto ma comunque appetibile. Penso a Burgess e a Loyola Brandao, ad esempio.
Adesso però che faccio?
Finisco oggi Fight Club, ciò mi sembra evidente. Ieri ho divorato metà libro, oggi andrà l'altra metà. Poi riprendo Virgilio? Forse è la traduzione che non mi convince. Deve essere un libro dell'epoca fascista, quello che ho, perché dentro ci sono un paio di svastiche e qualche celtica. E quindi è un italiano ancora stagnante e molto lontano dalla lingua parlata dell'era della tivù. Però ho cinque Eneidi a casa, mi sembra uno spreco di soldi comprarne un'altra.
Forse è meglio se continuo a leggermi Leroy Ladurie.

Al mio corso di Storia c'è anche Edward Norton con una quindicina d'anni di meno. Uguale uguale.


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24 novembre 2009

primo post.


 Primo post di questa favolosa rubrica ideata in autobus mentre leggevo Nick Hornby - con molta attenzione, evidentemente.
Quando me ne ricorderò, lascerò qui commenti su letture e visioni. Questo perché se può farlo Hornby posso farlo anche io (no, non mi credo né scrittrice né opinionista. E non tifo Arsenal.) con la differenza che me non mi pagano per farlo e nessuno può sospendere il mio lavoro. E anche perché Anobii - con tutto il bene possibile - e MyMovies - che non mi pubblica - non soddisfano le mie esigenze (Whiskey si è arrampicato sulla mia gamba nuda iscrivendo un altro solco sanguinoso) di critica; tanto più che non ho una gran massa di amici con cui parlarne e quello che di solito si presta di più all'ascolto è scomparso dalla circolazione, inghiottito dai suoi mille impegni.

 Shakespeare scriveva per soldi non è un vero libro.
In realtà quella non è una vera frase, quella di qui sopra. Sì che è un libro. Ma non è di quelli che puoi leggere tutto di seguito, come sto facendo io, perché un po' ti annoia. Va giù come l'olio, è simpatico, pieno di nomi e di libri che non conosco - a parte Pennac, per ora. Però è facile distrarsi tra un nome e l'altro. Le battute sono simpatiche e se avessi letto queste recensioni su una rivista mi sarei divertita un mondo; così come mi piace l'Amaca di Michele Serra, per capirci.
Ma c'è anche da dire che quest'ultimo periodo è stato un brutto momento per le mie letture. Niente più fumetti da più di un mese; dopo l'affanno di qualche libro sull'oriente (Il Libraio di Kabul, Vita Nuova,..) ho iniziato Pasolini. E l'ho mollato.
Ho divorato New Moon in una serata, disgustata.
Ho iniziato Mephisto, di Klaus Mann e l'ho lasciato per Lo Stato del Re di Leroy Ladurie.
Che ho lasciato per Hornby.
Che se non fosse di così facile lettura, lascerei anche lui, intendiamoci.

Però ogni tanto questi intermezzi leggeri vanno bene. Insomma, Mephisto è davvero pesante e Un Paese di Temporali e di Primule di Pasolini non è da meno.
Insomma, ecco la mia situazione lettura.

Passiamo alle filmografie che al momento mi interessa concludere:


Tim Burton

Visti
Sweeney Todd
Charlie and the Chocolate Factory
Corpse Bride
Big Fish
Planet of Apes
Sleepy Hollow
Mars Attacks!
The Nightmare Before Christmas
Edward Scissorhands
Batman
Pee Wee's Big Adventure
Frankweenie


Da Vedere
Ed Wood
Batman Returns
Beetlejuice

Milos Forman


Visti

L'ultimo inquisitore
Amadeus
Hair
Qualcuno volò sul nido del cuculo

Da Vedere
Man on the Moon
The people vs. Larry Flynt
Valmont
Visions of Eight
Taking Off
Fuoco, Ragazza mia
Gli amori di unabionda
L'asso di picche
Il concorso

Anche perché quando si scopre che è Forman ad aver fatto alcuni dei film che ti stanno più a cuore o con i quali sei cresciuto (Hair, per me), non puoi non voler vedere tutto il resto.

La prima puntata si conclude qui, non credo ce ne sarà mai una seconda.. vado a combattere contro mia nonna che sta cucinando qualcosa di obbrobrioso. Preferirei mangiare cervelli di salamandra in salamoia.




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7 novembre 2009

Nebbia. [era il cane di Heidi]


 Passeggiavo nella nebbia.
Intirizzita sbattevo gli scarponi contro l'asfalto viscido e le piante indurite dei piedi scricchiolavano contro le dita di ghiacciolo staccatesi, in preda ad un bagnato scioglimento.
 Com'è bella la nebbia, pensavo.
Come deve essere gotica, la Notte di praga, in questo periodo.
[e ricordavo un castello nero incollato ad un cielo blùgrigio acceso di finestrelle arancioni al di sopra di un ponte nerissimo di figure spezzate issate tra la nebbia gorgogliante del fiume.]
Passavo accanto a due roulottes addormentate e bianche sentendomi a casa, sorridendo a quei vagabondi che al massimo invadono la fontanella di piazza Ankara. Ascoltavo la voce di un altro gypsy [is a common term used to describe Romani people or Travelers] e sognavo bettole buie, strade a non finire, fiato sul collo e occhi di chi guarda le stelle.
Passavo su un lago d'oro - di foglie e saliva - e ragionavo di nebbia, mentre con un orecchio vedevo gli alberi lasciar scivolare su di sé solitari sospiri di umidità.

Buonanotte a tutti i sognatori, a quelli che lo sanno e quelli che ancora no.




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3 ottobre 2009

ultimo respiro, conscio


 Mi è sembrato quasi vergognoso prendere per la prima volta il notturno che percorre la strada che io ho camminato centinaia di volte in questi 14 anni di vita a Roma.
[succede, quando gli amici ti corrono via per prendere il 490 interrompendo una furiosa discussione sull'ultimo film di Tarantino. Che, nda, a me è piaciuto.]
C'erano due donne spaventate, a piazzale Flaminio.
Lo vedevi dai loro gesti, dai loro sguardi, da come si voltavano a guardare l'uomo barcollante che cantava quello che sentiva nelle cuffiette in un inglese non tanto peggiore dell'italiano di Brad Pitt nel film. Avrebbero preso qualsiasi autobus pur di andarsene da lì.
Per loro fortuna è passato proprio quello che serviva loro per arrivare a viale del Vignola. Culo.

La paura è morbosamente contagiosa.
Sono scese con me alla fermata di piazzale Ankara - uh, proprio ora che sto leggendo Pamuk.. - e si sono dette "Eh, meno male che è passato, sennò.."
"Già, infatti, pensa a piedi.."
Pensa che a piedi via Flaminia è più popolata a mezzanotte e venti che alle 3 di notte la parallela, ossia lungotevere.

Come sarebbe facile lasciarsi spaventare. E' una tentazione grandissima e forte: sì, paura, oddio il buio, la strada vuota, gli alberi di viale Maresciallo Pilsudski, chissà che sbucherà fuori, il baubau, se ne sentono tante. Meglio rimanere a casa, lasciarsi scivolare dolcemente nel letto.. lo senti, vero? Il dolce tepore di casa, la rassicurante familiarità dell'odore delle coperte, l'odore delle tue notti, dei suoi sonni.
La paralisi delle infinite possibilità negative, uh, Soren
?

Nella mia vita pare che nulla accada dolcemente nel presente.
Di solito è una intuizione del futuro.
Riconosco qualcosa che è già accaduto, qualcosa che conosco e si crea un'immagine di dolcezza: la nuvoletta rosa di pensiero la butto sul reale e allora, tadaaa: dolcemente. Come dire, un'aggiunta narrativa per questa protagonista solitaria.
Non è vivere, è guardasi vivere, aspettarsi vivere una cosa in una data maniera.
Mi sto aspettando vivere.
Oppure il passato. Con i ricordi è ovviamente più facile.. leggetevi Leopardi e saprete che non ho nulla da aggiungere. Io & Leo, due sensibilità affini, eh.

Scivolare dolcemente sul letto non è come scivolare in acqua. L'acqua avvantaggia, il letto manco per niente. Per scivolare sul letto devi tendere tutti i muscoli per rallentare l'azione, quindi provocare una forza opposta e maggiore della forza di gravità per trattenerti dal gettare il tuo corpo sul materasso, evitando di sfondare il letto dell'Ikea.
Il che, più che dolcemente, è con estrema fatica.

Quindi no.
Avere paura sarebbe più facile ma incredibilmente immotivato.
La paralizzante paura dell'ignoto. Il bastardo che ci ha programmati ci ha forniti di una discreta fantasia (tanto che probabilmente lo abbiamo inventato, pensa un po'!). Un sadico.
Anche un masochista, uno che crea una creatura che sa che gli dichiarerà guerra oltre che dichiararlo morto e inutile. E inesistente. [ clap clap ]
L'ignoto fisicamente esiste?



[a Marco Inglorious Basterds non è piaciuto perché ha ricominciato filosofia e quindi è tornato nel suo ambiente di elucubrazioni astratte. Non è colpa della filosofia ma dell'inconscio di Marco.
Il quale non fatica a criticarmi il mio rifugio in mondi e fantasie parallele - non fatico neanche io a farlo - ma non si rende conto di avere lo stesso rifugio]


conclusione:

non ricordo cosa volevo scrivere ma era molto bello e sensato. C'era un uomo di cartapesta che guardava fuori dalla finestra e neanche lui era immune dal mondo, dal tempo, dalla morte, dalle immagini. Perché il mondo non è sedentario, checché se ne pensi.
Il mondo è tempo, noi siamo tempo, il tempo non è, evidentemente, sedentario.

Ho voglia di un bel color prugna.







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6 luglio 2009

idioti.

I voti non piovono dal cielo.
Non prendo il massimo al tema perché ho la scienza infusa, ma perché mi esercito.
Non prendo buoni voti perché me li porta Babbo Natale
ma perché mi apro il culo.
Se questo la gente non lo capisce in fretta, penso che potrei avere una reazione esagerata.




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5 luglio 2009

I miei pensieri volano su un treno verso Bologna.

Se non hanno mai capito quello che provo per lei è perché non sono riuscita a spiegarmi.
Perché è difficile capire dove finisce l'alunna e dove la professoressa.
Non so dove deve cadere questo limite.
Se esiste, lo abbiamo superato già da tempo.

Ma ora?
Bisogna davvero ridefinire tutto?

Ho una fottuta paura di perderla.
E non perché la sento allontanarsi, no, è.. è che lei non ha 19 anni.
E 44 di differenza non sono molti, ora, ma. La nostra cara amica, quella che sta tre passi dietro di noi dalla nascita, ora si avvicina.
"E' un gran dolore. Il primo di noi che va via.
Domani sarà dura per tutti.
Bisognerà farci  l'abitudine."

Forse tra 44 anni sarò io la prima, non so.
Forse prima, forse dopo, forse non ci sarà un noi.
Ma sento il tempo scivolarmi tra le dita come olio; mi lascia solo un odore forte tanto da serrarmi i muscoli
e farmi contorcere lo stomaco in vuoti conati di nausea.
Mi lascia una patina di ricordi saporiti, dorati, brillanti.
Inesorabilmente, ogni ricordo è l'ultimo.

Ho una paura fottuta che mi manchi, che non saprò neanche osare neanche provare a pensare di farci l'abitudine, cazzo, neanche la ridicolezza di un pensiero simile mi farà ridere ma striderò e continuo a stridere, ora, mentre la mia mano si chiude su aria calda e non su una vecchia spalla piena di vitalità.

Cinque anni assieme possono segnare così tanto una creta fragile e malleabile come sono ora.
E' un affetto così tenero da rimanere inspiegabile.
Vorrei avere il leggero tocco della poesia per poter spiegare meglio.
Montale, Neruda, Pessoa, Villon, aiutatemi!
Vecchioni, Pennac. I miei professori.
La mia Insegnante.
Dipende anche dal Sentire la Vanità. Se nel Nulla qualcuno ti tocca e ti fa credere, tu non lo puoi ignorare.
Hai visto il sole oltre quella coltre afosa di nuvole pigiate, grige, atone, senza sapore.
Hai visto vincere la tolleranza sull'odio irrazionale, presuntuoso, sprezzante.
Hai creduto nella Parola: l'hai sentita svolgersi, srotolarsi, se denouer come un nastro di immagini di persone di sapori di rumori di musiche di sentimenti
Hai afferrato una mano invisibile, ti sei rialzato, hai creduto di rimettere a posto le cose. Cose che in questo mondo non hanno senso: casualità, banalità, convenzioni, abitudini, pregiudizi.
E non perché ti è stato detto che abbiano senso. Tu continui a sentire che non ne hanno. Ma ne ridi. Dentro alla tua gabbia, forse più grande di prima, ridi.
Hai imparato ad essere sereno perché senti quella mano nella tua. Nodosa, stanca, sa di sigaretta. Piccola e forte come una radice millenaria.
Hai imparato l'ironia e a salare il mondo grigio.
Hai rimesso tutto a posto perché te ne sei preso la responsabilità e sai che avrai sempre due occhi cristallini che sono tutti i ruscelli di montagna messi assieme. Puoi vedervi il tuo riflesso. Sai vederci un dolore così grande da non ingannare nessuno, una amarezza così insopportabile, un pozzo così nero che abbassi lo sguardo.
Hai imparato a guardare dentro quel pozzo e a sorridere con affetto.
E sai che allora quella melma scivola in te e un po' di dolore scompare.

Hai imparato ad essere solo e a non sentirti mai abbandonato.
Hai imparato che cos'è questo valore.

Nel Nulla del tutto, nella Vanità assoluta ti è stato destinato qualcosa di prezioso e tu taci, siedi, abbassi lo sguardo, stringi gli occhi per cancellare quelle lacrime. E quel sentimento, in gola, si blocca: non puoi trasformarlo in parole. Non puoi raccontarlo. Non sai scriverlo.
Puoi solo guardare e amare, silenziosamente, con mutuo accordo. Solo in una direzione quello sguardo è compreso.
L'incomunicabilità rimane la tua croce, ti trascini come un essere goffo, la tua purezza è schizzata dai cavalli che galoppano nelle pozzanghere di piscio e fango della via.
Tu, tomba di Verità, nell'Inferno del silenzio.
Bamboccio crocefisso.




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27 giugno 2009

pensieri d'addio.

Congedo del viaggiatore cerimonioso.

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.
Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi,
per l’ottima compagnia.

Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.
Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette,
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.

(Scusate. E’ una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare. Ecco.
Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare).

Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo- odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.
Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto s’io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.

Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.

Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, son certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.

Scendo. Buon proseguimento.

[G. Caproni]




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24 giugno 2009

I saw above me the endless skyway.

Presa la decisione di farmi un buco all'orecchio per ogni scritto.
Ora sono a quattro.
Da aggiungere altri quattro.


J'ai beaucoup de confiance.
Baudelaire avait raison:


 Celui qui regarde du dehors à travers une fenêtre ouverte, ne voit jamais autant de choses que celui qui regarde une fenêtre fermée. Il n'est pas d'objet plus profond, plus mystérieux, plus fécond, plus ténébreux, plus éblouissant qu'une fenêtre éclairée d'une chandelle. Ce qu'on peut voir au soleil est toujours moins intéressant que ce qui se passe derrière une vitre. Dans ce trou noir ou lumineux vit la vie, rêve la vie, souffre la vie.
   Par-delà des vagues de toits, j'aperçois une femme mûre, ridée déjà, pauvre, toujours penchée sur quelque chose, et qui ne sort jamais. Avec son visage, avec son vêtement, avec son geste, avec presque rien, j'ai refait l'histoire de cette femme, ou plutôt sa légende, et quelquefois je me la raconte à moi-même en pleurant.
   Si c'eût été un pauvre vieux homme, j'aurais refait la sienne tout aussi aisément.
   Et je me couche, fier d'avoir vécu et souffert dans d'autres que moi-même.
   Peut-être me direz-vous: "Es-tu sûr que cette légende soit la vraie?" Qu'importe ce que peut être la réalité placée hors de moi, si elle m'a aidé à vivre, à sentir que je suis et ce que je suis?


Et cette fenetre fermée pour toujours, qui donne espace seulement au sexe et à l'age,
me charme terriblement.
Merde.


Ho una curiosità irrefrenabile verso il tema di domani.
Cosa uscirà?
Sarà avvincente?
Sarà creativo?
Mi voglio proprio divertire.



Confiance, oui, c'est ça.




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23 giugno 2009

Guardo la striscia pubblicitaria "la scuola dei vampiri diventerà la tua nuova casa" e penso che probabilmente è un libro orrendo.

Oggi il mio libro di letteratura italiana ha dato del kitsch a Carducci.
Vado a fumare e poi ci penso.

Studiavo.
Alzo gli occhi e vedo quattro occhi gialli puntarmi dal palazzetto dello sport trascinandosi dietro una nebbia verde e ocra.
[
Difficile combinare due colori dall'aspetto più malsano.]
E' Joker - mi sono detta - che ci avvelena.
Batman è morto ammazzato da Alfred: il primo si fidava troppo dal secondo; il secondo si era rotto le balle di dover parare sempre il culo ad un bambino che non voleva andare dallo psicologo.
Joker si annoierebbe con un popolo ottuso e imbambolato come questo.

Non avevo voglia di studiare.
Ora sono un contenitore vuoto - pieno di vuoto, dico. Incapace di contenere una qualsiasi cosa.
[
non le solite cose almeno. Una cosa in mente ce l'avrei, ma.]
[
mi sono rotta le palle delle utopie]

Mi ha colpita la felicità come un addio.


Mhm. Questo limbo tra la fine della scuola e gli esami è reso meno insopportabile solo dalla necessità di sentire ogni giorno la mia Insegnante.
Quando la necessità scomparirà dovrò finalmente fare i conti con quello che resta.
[
perché dodici anni sono più lontani di quarantaquattro?
piantala, non lo credi veramente. E' stata solo una bella scusa
]

Forse non credo veramente nell'importanza dello studio.
Forse sono incapace di prendere una decisione e portarla avanti.
Mi spaventa la possibilità di entrare alla Normale?
Infinitamente più di quanto io voglia ammettere.
Una nuova prigione, questa volta a tempo pieno. E giocherò con Dante, scriverò saggi
in cui Pirandello s'incontra con Belli e Carducci e fondano un'associazione a delinquere.
E Mazarrino verrà preso a pizze da Athos, che sarà perdutamente innamorato di un mio alter ego, ma ovviamente il mio alter ego starà con Aramis e porterò una melensa resurrezione dei romanzi romantici di metà ottocento.
Continuerò a tentare di scrivere e a rimandare perché non ho tempo, perché mi ci vuole altro, perché di qua e di là.
E mi frustrerò perché avrò cercato l'indipendenza e non sarò riuscita a trovare il mio modo di viverla. E perché mi insegneranno letteratura in maniera retriva e apassionale.
E io mi dirò: non importa, la studierò per conto mio.
Ma al solito non ci riuscirò.

[
E costruì un delirante universo senza amore
dove tutte le cose hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore
ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo
e si rivide nella pena di quel brillare inutile, di quel brillare
lontano
e capì tardi che dentro quel negozio di tabaccheria
c'era più vita di quanta ce ne fosse in tutta la sua
poesia
]

Finire come quel Fernando Pessoa forse sarebbe una consolazione?
Voi fratelli umani che dopo di noi vivrete
non abbiate il cuore indurito per causa nostra..
Ma pregate Dio che voglia assolverci tutti.


Mio povero Villon.
Sei l'unico che forse va ammirato: sei uscito dalla tua vita per entrare nell'infinito
senza passare per la morte.
Sei partito da
Parigi,
la nostra città.

Non ti sei neanche voltato, François.
Sempre così, tu.
Senza voltarti.
[ma lo sai che ti ho sempre accompagnato con lo sguardo, Fra'?]


Esistenza Sola
.




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11 giugno 2009

Dedica.


 "  Prima o poi,
nella circolarità del tempo
ci ritroveremo coetanee.
in un altro quando viaggeremo insieme.
Ad Est.


Non avere mai paura.   "

[ Elena Venni. ]




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2 giugno 2009

"La musica tedesca è introspettiva, e io ho bisogno di molta introspezione" [Sherlock Holmes]

Eccola di nuovo.
Ecco che ritorna.
Bentornata a casa: no, non mi sei mancata.
Stabile sono stata bene, sai?
E' come un vuoto dentro al petto, un attimo di iperlucidità e VRAAAM! tutto crolla di nuovo, si alza il polverone di cenere che mi fa lacrimare gli occhi.
Eccola: la Nausea.
Senti la vanità in ogni cellula.
Tendo i muscoli e assorbo il mondo INTERO.

il sentimento del superfluo.
Io sono di troppo.

L'anima trepida. Il cuore è investito di paura.
E io, mi sento. E mi sorrido.
"Hai paura?" mi chiedo.
Sorrido sul sì. Ho paura di perdere di nuovo la mia fragile boa.
E questo perché uno sguardo straniero, uno sguardo nero, di profondità Ardenti mi ha ricordato
che non è la verità a seguire il mio sguardo.
Non tutto è come lo vedo io.
Uno sguardo di mortale ghiaccio, di crudeltà schermata.
La causa scatenante, la voila.
Quest'alienazione NEL mondo.

E l'Assurda tristezza di non poter spiegare quel che ho nel cuore, perché non ci sono

orecchie

parole
   .
Solo quegli occhi neri.
Soli
quegli occhi azzurri.
E l'amaro sul palato
e il sasso in gola
perché è un corridoio con, sul fondo, un invisibile buco, che si sposta saltellando in un punto incerto davanti a me.

- fa' che sia un varco, non un buco nero! -



"Farò in modo che questo buco nero che ho dentro non mi inghiotta", dissi.




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20 aprile 2009

Tema per italiano.


“La poesia non è una specie in via d’estinzione”

 

È difficile descrivere il mondo in cui viviamo. Probabilmente tra un secolo l’analisi sarà più facile, perché tutte le sbavature e le briciole saranno state spazzate via dal tempo. Il quadro apparirà più chiaro e sintetico. Ma al momento è necessario banalizzare un po’.
Al primo colpo d’occhio la società si mostra come un grande reality show. Dietro questo teatrino, dove l’apparenza la fa da regina, si intravede la base di un enorme meccanismo commerciale la cui parola d’ordine sta invadendo tutti i campi. Così dal Quirinale alla Corte d’Appello, dai musei agli studi medici il grido è unanime: soldi! Soldi!
Anche la cultura, che non dovrebbe poter essere svenduta, è stata messa all’asta.
Ora basta generalizzare: il mondo non è bicromatico. Le roccaforti che resistono all’assalto del consumismo esistono e non sono poche. Troppo bello dire “la gente non legge più”. Troppo facile dire che la poesia è oramai sorpassata.
Effettivamente la prosa ha una convivenza più facile con un mezzo di comunicazione di massa come la televisione. Ha anche piccoli e limitati spazi nella scatola nera – si tratti di Moccia a Forum o di Saviano al telegiornale..
Invece la poesia raramente si trova sotto i riflettori del grande show. Grazie a Benigni sembra tornata di moda la Divina Commedia. Ma basterebbe pensare che forse non è mai passata di moda. Solo perché la televisione è sempre accesa sotto i nostri occhi, durante i pasti, la sera, in cucina, è più facile credere che sia lo specchio della società. Allora si crede che sia tornata di moda. Al contrario, Pessoa, Caproni, Baudelaire, sono sempre al passo coi tempi: semplicemente non urlano dagli scaffali inondandoci di colori brillanti per attirare la nostra attenzione.
La poesia appartiene al nostro lato silenzioso. Montale diceva, già nel 1975: “Le comunicazioni di massa, la radio e soprattutto la televisione, hanno tentato non senza successo di annientare ogni possibilità di solitudine e di riflessione” (E’ ancora possibile la poesia? Discorso tenuto all’Accademia di Svezia). Perché la poesia è evocazione. Perché la poesia parla al singolo, si completa nel silenzio dell’anima del singolo. Mentre la televisione e la radio, no, sono per tutti. Però c’è un altro mezzo di comunicazione di massa che Montale non poté conoscere (infatti morì prima della nascita del world wide web) : internet. La rete è piena di concorsi di poesia, forum di poesia, siti di poesia. Ne cito uno per esemplificazione dove Lil’ Jim Wilson  (questo il nickname del proprietario del blog) lanciò un Renga, formato da un Haiku e da una coppia di settenari: è un componimento a catena e quindi a più mani. Chiunque ne abbia avuto la voglia ha potuto aggiungere i propri versi ( http://kalicunt0.blogspot.com ). Quindi i giovani che scrivono versi di cui parlava Cucchi esistono davvero, e non sono degli emarginati. Difatti a leggere Gramellini sembra che la poesia sia il rifugio di quei poveracci che il mondo esclude. “E la rabbia di saperli quasi costretti a scrivere, dal momento che il mondo non li ascolta più”. Abbiamo bisogno di fare le vittime? “I miei 104 anni sono tanti, ma non sono mai troppi per tutto quello che la vita ci offre”. La vegliarda che ha vinto il concorso di poesia sembra una persona positiva; perché farne una vittima? Perché essere sempre pronti ad accusare la società, quando la società siamo noi?
Il trampolino di lancio della poesia è la scuola. Finché continuerà ad essere insegnata, tutti i bambini verranno a contatto con essa quasi subito. Come il seme di una parabola, in alcuni troverà terreno fertile e germoglierà; in altri no. È a scuola che si formano i poeti, allo stesso modo in cui vi si formano i campioni dello zapping e gli avvocati. Inoltre, se insegnata bene, la poesia non ha solo le proprietà elencate da Luzi – quindi educare il gusto ed affinare la sensibilità – ma soprattutto mette in moto il cervello, fa pensare. Ed è di questo che ha bisogno il nostro paese. Ed è per questo che potrebbe venire in mente a quelli che ci rappresentano in questa democrazia di toglierla di mezzo, perché troppo scomoda. È un’ipotesi che sta tra 1984 di Orwell e Fahrenheit 451 di Bradbury. Ma la storia dell’umanità è costellata di crimini grandi e piccoli dell’uomo sull’uomo. Non c’è da stupirsi, ma da vigilare. Quindi: occhi ben aperti e orecchie tese! E nel frattempo non smettiamo di leggere poesia, di insegnarla e scriverla. È così che rimarrà viva. Che stia pure all’ombra degli schermi di televisione: sa brillare di luce propria. Che rida in faccia al dio Denaro, sfrontata, timida, prorompente… viva.



Ci ho messo 3 giorni per scriverlo, abituata alla passività della scuola che ti fa scrivere temi guidati attraverso i documenti. Qui i documenti a cui ispirarsi dicevano chiaramente che la poesia è morta. Io non leggo granché poesia, ho imparato leggendo Les Fleurs du Mal di Baudelaire, qualche mese fa. Però che la poesia fosse morta m'urtava. E così..




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*Nuage.
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Monster.
Barrie.
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Abo.
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La vedi nel cielo quell'alta pressione, la senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d' un fiato che il dio dell' inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano? Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova, ma il senso del vero non trova?

Lo senti il perchè di cortili bagnati, di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente? Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato, stagione, cortile od un prato...

Conosci l'odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
e a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose,
e a rotaie implacabili per nessun dove, a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un'ex terza classe?

L'angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla?
Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia, un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita, non siamo né un giorno né vita...

Non siamo la polvere di un angolo tetro, né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo...
Si fa a strisce il cielo e quell' alta pressione è un film di seconda visione,
è l' urlo di sempre che dice pian piano:
"Non siamo, non siamo, non siamo..."













..scrissi il nome tuo versando piano sulla neve
la strana cosa che
sembrava vino
mi aveva affascinato il suo colore di rubino
perchè lo cancellasti con il piede?









                                                                                 DI ROSE DETTE PRESENZE.




E costruì
un delirante universo senza amore,
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore
.
*
Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo,
e si rivide nel
la pena di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano...

*
E capì tardi che dentro
quel negozio di tabaccheria

c'era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia
;
e che invece di continuare a tormentarsi

con un mondo assurdo
basterebbe
toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo...
*
E scrivere d'amore,
e scrivere d'amore,

anche se si fa ridere;
anche quando la guardi,
anche mentre la perdi

quello che conta è scrivere.
E non aver paura
non aver mai paura
di essere ridicoli;
solo chi non ha scritto mai
lettere d'amore
fa veramente ridere
.













Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.






Ici on est tous des frères
Dans la joie dans la misère
Vous ne trouverez chez nous ni le Ciel ni l'Enfer
Ni le Ciel ni l'Enfer
Nous sommes comme des vers
Comme des vers dans le ventre de la terre
La sang et le vin ont la même couleur
A la cour des miracles
Les filles de joie dansent avec les voleurs
A la cour des miracles
Mendiants et brigands dansent la même danse
A la cour des miracles
Mendiants et brigands dansent la même danse
A la cour des miracles
Nous sommes de la même race
La race des gens qui passent
Vous ne trouverez chez nous ni religion ni nation
Ni religion ni nation
Nos oripeaux pour drapeaux
La couleur de ma peau contre celle de ta peau
Truands et Gitans chantent la même chanson
A la cour des miracles
Puisque nous sommes tous évadés de prison
A la cour des miracles
Voleurs et tueurs boivent au même calice
A la cour des miracles
Puisque nous sommes tous repris de justice
A la cour des miracles











comunico a Vossignoria che sono una Lettrice;
in quanto tale mi avvalgo dei seguenti diritti, detti gli

IMPRESCRITTIBILI DIRITTI DEL LETTORE   

 editi per tutti quelli della mia razza dal professor Daniel Pennac.


    1. il diritto di non leggere.

2. il diritto di saltare le pagine.

3. il diritto di non finire un libro.

4. il diritto di rileggere.

5. il diritto di leggere qualsiasi cosa.

6. il diritto al bovarismo

7. il diritto di leggere ovunque.

8. il diritto di spizzicare

9. il diritto di leggere a voce alta.

10. il diritto di tacere.



a culo tutto il resto


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