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un artista ha la morte sempre con sé, come un bravo prete il suo breviario.


Diario


20 aprile 2009

Tema per italiano.


“La poesia non è una specie in via d’estinzione”

 

È difficile descrivere il mondo in cui viviamo. Probabilmente tra un secolo l’analisi sarà più facile, perché tutte le sbavature e le briciole saranno state spazzate via dal tempo. Il quadro apparirà più chiaro e sintetico. Ma al momento è necessario banalizzare un po’.
Al primo colpo d’occhio la società si mostra come un grande reality show. Dietro questo teatrino, dove l’apparenza la fa da regina, si intravede la base di un enorme meccanismo commerciale la cui parola d’ordine sta invadendo tutti i campi. Così dal Quirinale alla Corte d’Appello, dai musei agli studi medici il grido è unanime: soldi! Soldi!
Anche la cultura, che non dovrebbe poter essere svenduta, è stata messa all’asta.
Ora basta generalizzare: il mondo non è bicromatico. Le roccaforti che resistono all’assalto del consumismo esistono e non sono poche. Troppo bello dire “la gente non legge più”. Troppo facile dire che la poesia è oramai sorpassata.
Effettivamente la prosa ha una convivenza più facile con un mezzo di comunicazione di massa come la televisione. Ha anche piccoli e limitati spazi nella scatola nera – si tratti di Moccia a Forum o di Saviano al telegiornale..
Invece la poesia raramente si trova sotto i riflettori del grande show. Grazie a Benigni sembra tornata di moda la Divina Commedia. Ma basterebbe pensare che forse non è mai passata di moda. Solo perché la televisione è sempre accesa sotto i nostri occhi, durante i pasti, la sera, in cucina, è più facile credere che sia lo specchio della società. Allora si crede che sia tornata di moda. Al contrario, Pessoa, Caproni, Baudelaire, sono sempre al passo coi tempi: semplicemente non urlano dagli scaffali inondandoci di colori brillanti per attirare la nostra attenzione.
La poesia appartiene al nostro lato silenzioso. Montale diceva, già nel 1975: “Le comunicazioni di massa, la radio e soprattutto la televisione, hanno tentato non senza successo di annientare ogni possibilità di solitudine e di riflessione” (E’ ancora possibile la poesia? Discorso tenuto all’Accademia di Svezia). Perché la poesia è evocazione. Perché la poesia parla al singolo, si completa nel silenzio dell’anima del singolo. Mentre la televisione e la radio, no, sono per tutti. Però c’è un altro mezzo di comunicazione di massa che Montale non poté conoscere (infatti morì prima della nascita del world wide web) : internet. La rete è piena di concorsi di poesia, forum di poesia, siti di poesia. Ne cito uno per esemplificazione dove Lil’ Jim Wilson  (questo il nickname del proprietario del blog) lanciò un Renga, formato da un Haiku e da una coppia di settenari: è un componimento a catena e quindi a più mani. Chiunque ne abbia avuto la voglia ha potuto aggiungere i propri versi ( http://kalicunt0.blogspot.com ). Quindi i giovani che scrivono versi di cui parlava Cucchi esistono davvero, e non sono degli emarginati. Difatti a leggere Gramellini sembra che la poesia sia il rifugio di quei poveracci che il mondo esclude. “E la rabbia di saperli quasi costretti a scrivere, dal momento che il mondo non li ascolta più”. Abbiamo bisogno di fare le vittime? “I miei 104 anni sono tanti, ma non sono mai troppi per tutto quello che la vita ci offre”. La vegliarda che ha vinto il concorso di poesia sembra una persona positiva; perché farne una vittima? Perché essere sempre pronti ad accusare la società, quando la società siamo noi?
Il trampolino di lancio della poesia è la scuola. Finché continuerà ad essere insegnata, tutti i bambini verranno a contatto con essa quasi subito. Come il seme di una parabola, in alcuni troverà terreno fertile e germoglierà; in altri no. È a scuola che si formano i poeti, allo stesso modo in cui vi si formano i campioni dello zapping e gli avvocati. Inoltre, se insegnata bene, la poesia non ha solo le proprietà elencate da Luzi – quindi educare il gusto ed affinare la sensibilità – ma soprattutto mette in moto il cervello, fa pensare. Ed è di questo che ha bisogno il nostro paese. Ed è per questo che potrebbe venire in mente a quelli che ci rappresentano in questa democrazia di toglierla di mezzo, perché troppo scomoda. È un’ipotesi che sta tra 1984 di Orwell e Fahrenheit 451 di Bradbury. Ma la storia dell’umanità è costellata di crimini grandi e piccoli dell’uomo sull’uomo. Non c’è da stupirsi, ma da vigilare. Quindi: occhi ben aperti e orecchie tese! E nel frattempo non smettiamo di leggere poesia, di insegnarla e scriverla. È così che rimarrà viva. Che stia pure all’ombra degli schermi di televisione: sa brillare di luce propria. Che rida in faccia al dio Denaro, sfrontata, timida, prorompente… viva.



Ci ho messo 3 giorni per scriverlo, abituata alla passività della scuola che ti fa scrivere temi guidati attraverso i documenti. Qui i documenti a cui ispirarsi dicevano chiaramente che la poesia è morta. Io non leggo granché poesia, ho imparato leggendo Les Fleurs du Mal di Baudelaire, qualche mese fa. Però che la poesia fosse morta m'urtava. E così..




permalink | inviato da quellocheNon il 20/4/2009 alle 18:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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La vedi nel cielo quell'alta pressione, la senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d' un fiato che il dio dell' inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano? Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova, ma il senso del vero non trova?

Lo senti il perchè di cortili bagnati, di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente? Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato, stagione, cortile od un prato...

Conosci l'odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
e a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose,
e a rotaie implacabili per nessun dove, a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un'ex terza classe?

L'angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla?
Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia, un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita, non siamo né un giorno né vita...

Non siamo la polvere di un angolo tetro, né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo...
Si fa a strisce il cielo e quell' alta pressione è un film di seconda visione,
è l' urlo di sempre che dice pian piano:
"Non siamo, non siamo, non siamo..."













..scrissi il nome tuo versando piano sulla neve
la strana cosa che
sembrava vino
mi aveva affascinato il suo colore di rubino
perchè lo cancellasti con il piede?









                                                                                 DI ROSE DETTE PRESENZE.




E costruì
un delirante universo senza amore,
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore
.
*
Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo,
e si rivide nel
la pena di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano...

*
E capì tardi che dentro
quel negozio di tabaccheria

c'era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia
;
e che invece di continuare a tormentarsi

con un mondo assurdo
basterebbe
toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo...
*
E scrivere d'amore,
e scrivere d'amore,

anche se si fa ridere;
anche quando la guardi,
anche mentre la perdi

quello che conta è scrivere.
E non aver paura
non aver mai paura
di essere ridicoli;
solo chi non ha scritto mai
lettere d'amore
fa veramente ridere
.













Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.






Ici on est tous des frères
Dans la joie dans la misère
Vous ne trouverez chez nous ni le Ciel ni l'Enfer
Ni le Ciel ni l'Enfer
Nous sommes comme des vers
Comme des vers dans le ventre de la terre
La sang et le vin ont la même couleur
A la cour des miracles
Les filles de joie dansent avec les voleurs
A la cour des miracles
Mendiants et brigands dansent la même danse
A la cour des miracles
Mendiants et brigands dansent la même danse
A la cour des miracles
Nous sommes de la même race
La race des gens qui passent
Vous ne trouverez chez nous ni religion ni nation
Ni religion ni nation
Nos oripeaux pour drapeaux
La couleur de ma peau contre celle de ta peau
Truands et Gitans chantent la même chanson
A la cour des miracles
Puisque nous sommes tous évadés de prison
A la cour des miracles
Voleurs et tueurs boivent au même calice
A la cour des miracles
Puisque nous sommes tous repris de justice
A la cour des miracles











comunico a Vossignoria che sono una Lettrice;
in quanto tale mi avvalgo dei seguenti diritti, detti gli

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