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quellocheNon
un artista ha la morte sempre con sé, come un bravo prete il suo breviario.


Diario


5 luglio 2009

I miei pensieri volano su un treno verso Bologna.

Se non hanno mai capito quello che provo per lei è perché non sono riuscita a spiegarmi.
Perché è difficile capire dove finisce l'alunna e dove la professoressa.
Non so dove deve cadere questo limite.
Se esiste, lo abbiamo superato già da tempo.

Ma ora?
Bisogna davvero ridefinire tutto?

Ho una fottuta paura di perderla.
E non perché la sento allontanarsi, no, è.. è che lei non ha 19 anni.
E 44 di differenza non sono molti, ora, ma. La nostra cara amica, quella che sta tre passi dietro di noi dalla nascita, ora si avvicina.
"E' un gran dolore. Il primo di noi che va via.
Domani sarà dura per tutti.
Bisognerà farci  l'abitudine."

Forse tra 44 anni sarò io la prima, non so.
Forse prima, forse dopo, forse non ci sarà un noi.
Ma sento il tempo scivolarmi tra le dita come olio; mi lascia solo un odore forte tanto da serrarmi i muscoli
e farmi contorcere lo stomaco in vuoti conati di nausea.
Mi lascia una patina di ricordi saporiti, dorati, brillanti.
Inesorabilmente, ogni ricordo è l'ultimo.

Ho una paura fottuta che mi manchi, che non saprò neanche osare neanche provare a pensare di farci l'abitudine, cazzo, neanche la ridicolezza di un pensiero simile mi farà ridere ma striderò e continuo a stridere, ora, mentre la mia mano si chiude su aria calda e non su una vecchia spalla piena di vitalità.

Cinque anni assieme possono segnare così tanto una creta fragile e malleabile come sono ora.
E' un affetto così tenero da rimanere inspiegabile.
Vorrei avere il leggero tocco della poesia per poter spiegare meglio.
Montale, Neruda, Pessoa, Villon, aiutatemi!
Vecchioni, Pennac. I miei professori.
La mia Insegnante.
Dipende anche dal Sentire la Vanità. Se nel Nulla qualcuno ti tocca e ti fa credere, tu non lo puoi ignorare.
Hai visto il sole oltre quella coltre afosa di nuvole pigiate, grige, atone, senza sapore.
Hai visto vincere la tolleranza sull'odio irrazionale, presuntuoso, sprezzante.
Hai creduto nella Parola: l'hai sentita svolgersi, srotolarsi, se denouer come un nastro di immagini di persone di sapori di rumori di musiche di sentimenti
Hai afferrato una mano invisibile, ti sei rialzato, hai creduto di rimettere a posto le cose. Cose che in questo mondo non hanno senso: casualità, banalità, convenzioni, abitudini, pregiudizi.
E non perché ti è stato detto che abbiano senso. Tu continui a sentire che non ne hanno. Ma ne ridi. Dentro alla tua gabbia, forse più grande di prima, ridi.
Hai imparato ad essere sereno perché senti quella mano nella tua. Nodosa, stanca, sa di sigaretta. Piccola e forte come una radice millenaria.
Hai imparato l'ironia e a salare il mondo grigio.
Hai rimesso tutto a posto perché te ne sei preso la responsabilità e sai che avrai sempre due occhi cristallini che sono tutti i ruscelli di montagna messi assieme. Puoi vedervi il tuo riflesso. Sai vederci un dolore così grande da non ingannare nessuno, una amarezza così insopportabile, un pozzo così nero che abbassi lo sguardo.
Hai imparato a guardare dentro quel pozzo e a sorridere con affetto.
E sai che allora quella melma scivola in te e un po' di dolore scompare.

Hai imparato ad essere solo e a non sentirti mai abbandonato.
Hai imparato che cos'è questo valore.

Nel Nulla del tutto, nella Vanità assoluta ti è stato destinato qualcosa di prezioso e tu taci, siedi, abbassi lo sguardo, stringi gli occhi per cancellare quelle lacrime. E quel sentimento, in gola, si blocca: non puoi trasformarlo in parole. Non puoi raccontarlo. Non sai scriverlo.
Puoi solo guardare e amare, silenziosamente, con mutuo accordo. Solo in una direzione quello sguardo è compreso.
L'incomunicabilità rimane la tua croce, ti trascini come un essere goffo, la tua purezza è schizzata dai cavalli che galoppano nelle pozzanghere di piscio e fango della via.
Tu, tomba di Verità, nell'Inferno del silenzio.
Bamboccio crocefisso.




permalink | inviato da quellocheNon il 5/7/2009 alle 22:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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La vedi nel cielo quell'alta pressione, la senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d' un fiato che il dio dell' inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano? Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova, ma il senso del vero non trova?

Lo senti il perchè di cortili bagnati, di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente? Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato, stagione, cortile od un prato...

Conosci l'odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
e a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose,
e a rotaie implacabili per nessun dove, a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un'ex terza classe?

L'angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla?
Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia, un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita, non siamo né un giorno né vita...

Non siamo la polvere di un angolo tetro, né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo...
Si fa a strisce il cielo e quell' alta pressione è un film di seconda visione,
è l' urlo di sempre che dice pian piano:
"Non siamo, non siamo, non siamo..."













..scrissi il nome tuo versando piano sulla neve
la strana cosa che
sembrava vino
mi aveva affascinato il suo colore di rubino
perchè lo cancellasti con il piede?









                                                                                 DI ROSE DETTE PRESENZE.




E costruì
un delirante universo senza amore,
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore
.
*
Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo,
e si rivide nel
la pena di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano...

*
E capì tardi che dentro
quel negozio di tabaccheria

c'era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia
;
e che invece di continuare a tormentarsi

con un mondo assurdo
basterebbe
toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo...
*
E scrivere d'amore,
e scrivere d'amore,

anche se si fa ridere;
anche quando la guardi,
anche mentre la perdi

quello che conta è scrivere.
E non aver paura
non aver mai paura
di essere ridicoli;
solo chi non ha scritto mai
lettere d'amore
fa veramente ridere
.













Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.






Ici on est tous des frères
Dans la joie dans la misère
Vous ne trouverez chez nous ni le Ciel ni l'Enfer
Ni le Ciel ni l'Enfer
Nous sommes comme des vers
Comme des vers dans le ventre de la terre
La sang et le vin ont la même couleur
A la cour des miracles
Les filles de joie dansent avec les voleurs
A la cour des miracles
Mendiants et brigands dansent la même danse
A la cour des miracles
Mendiants et brigands dansent la même danse
A la cour des miracles
Nous sommes de la même race
La race des gens qui passent
Vous ne trouverez chez nous ni religion ni nation
Ni religion ni nation
Nos oripeaux pour drapeaux
La couleur de ma peau contre celle de ta peau
Truands et Gitans chantent la même chanson
A la cour des miracles
Puisque nous sommes tous évadés de prison
A la cour des miracles
Voleurs et tueurs boivent au même calice
A la cour des miracles
Puisque nous sommes tous repris de justice
A la cour des miracles











comunico a Vossignoria che sono una Lettrice;
in quanto tale mi avvalgo dei seguenti diritti, detti gli

IMPRESCRITTIBILI DIRITTI DEL LETTORE   

 editi per tutti quelli della mia razza dal professor Daniel Pennac.


    1. il diritto di non leggere.

2. il diritto di saltare le pagine.

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4. il diritto di rileggere.

5. il diritto di leggere qualsiasi cosa.

6. il diritto al bovarismo

7. il diritto di leggere ovunque.

8. il diritto di spizzicare

9. il diritto di leggere a voce alta.

10. il diritto di tacere.



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