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quellocheNon
un artista ha la morte sempre con sé, come un bravo prete il suo breviario.


Diario


17 febbraio 2010

Libri.

Beeeene. Siamo rimasti parecchio indietro.
Tante cose sono accadute e tante ne accadranno. Mentre ciò si faceva, io leggevo, più o meno.
Abbiamo detto che ho finito Guida Galattica per Autostoppisti. Ero in Polonia, i miei cugini mi avevano regalato Dom nad Rozlewiskiem ( la casa sullo specchio d'acqua, più o meno).
Pur di non preparare l'esame di storia moderna mi sono messa a leggerlo [sopra il titolo campeggiava in rosso la scritta BESTSELLER ed era nunzio di sventure]. Non sono riuscita a finirlo, mi dispiace.
Lei lavora nel campo della pubblicità, ha un marito incapace a letto e una figlia che è un amore e viene licenziata perché bisogna far posto alle nuove ragazzine che la danno ai vari capi.
Allora va a trovare la mamma che l'aveva abbandonata quando era piccola. Sedute attorno al tavolo della casa di campagna si raccontano i 40 anni in cui non si sono conosciute.
Le atmosfere sono molto polacche, lo stile è scorrevole. Ma non ha niente di brillante, in nessun senso.
Abbandonato come ho rimesso piede in Italia.
Al ché ho preparato il mio brillante esame di storia, il manuale in due settimane e i libri di approfondimento in un'altra. Mentre il Gaeta Villani è accurato ma abbastanza noioso, Emmanuel Le Roy Ladurie è favoloso: in particolar modo consiglio Lo Stato del Re. Brillante, scorrevole, interessante, limpido, ironico. Mi ha ricordato i bei tempi di Bloch. Anche L'Ancien Régime è ottimo anche se meno divertente. Va bene per chi la storia non la vuole proprio considerare come un divertissement. Per quel che mi riguarda, se una materia riesce ad essere presentata come frizzante bene venga.
Dato l'esame di storia mi sono concentrata su Antropologia Culturale (Deliège, Storia dell'Antropologia e Scafoglio, Epos brigantesco popolare). Noia mortale. Il manuale è stato inutile: ho odiato i primi antropologi e su quelli contemporanei non so niente perché non ci si arriva. Il libro di Scafoglio è già più interessante: peccato che i testi in fondo siano in dialetto meridionale e io non ne ho capito neanche una parola.
Ma comunque è un libro introvabile, quindi non vale proprio la pena di impiccarsi per trovarlo.

Quella settimana lì, poi, c'era Pennac a Roma e quindi c'ero io sulle tracce di Pennac a Roma.
E così, visto che lui lo leggeva a teatro, ho letto Bartleby lo scrivano di Herman Melville.
BAM.
Acuto dolore. Ho chiuso il racconto e ho pianto.
Ognuno vede qualcosa di diverso in Bartleby: io ho sentito un dolore immenso, sordo, cieco, muto. Inesprimibile. Forse vi si vede lo spettro di se stessi, non so. Fatto sta che quella notte ho fatto un sogno perfido ma non lo scriverò qui perché non è il suo posto.
Da quel sogno è nato un finale di romanzo, quindi chissà, forse, se sarò fortunata..
Ripresami dallo shock di Bartleby ho avuto un tremendo bisogno di avere davanti agli occhi il trio io-Pennac-Sofia (quest'ultima è una mia carissima amica). Così ho riletto la Fata Carabina. Il piacere di ricordare quel libro è pari all'intensità goduriosa di Take Five suonata da Charlie Parker. Oh, sì. Esattamente quello.
Poi mi è ricapitato tra le mani un libricino comprato alla festa del libro: Il Pensiero Meticcio, Laplantine e Nouss. Strepitoso! Piccolo piccolo, condensa l'unica filosofia di vita possibile, praticabile e auspicabile per la vita della società civile. Il meticciato! E noi continuiamo a vivere, comportarci, pensare, come se fosse veramente esistita l'omogeneità, la purezza e tutte quelle menate lì. I nazionalismi, puah!
In seguito avevo bisogno di una bella soffiata di vento nordico, così ho preso Il Canto dell'Essere e dell'Apparire: mi aspettavo del sano esistenzialismo norvegese e invece mi sono trovata a chiacchierare con uno scrittore olandese che scrive di uno scrittore olandese il quale si interroga sull'essere e sull'apparire, sulla verità ontologica del romanzo, sulla metafisica del personaggio. Molto graziosi e coinvolgenti le parti dello scrittore; quasi un pretesto la storia che questi scrive. Insomma, avevo capito l'artificio dall'inizio, ma speravo fosse sviluppato meglio. Il gioco degli specchi non è affatto semplice, figlioli miei.

Ma poi è successa una cosa: everything is illuminated! (è un libro che non ho letto e anche un film che ho visto, molto molto bello). Sì, tutto è illuminato. Ogni collegamento brilla come un filo sottilissimo d'oro bianco. Bartleby, Melville, Pennac, Nooteboom, Pessoa.
Bartleby era muto quanto Soares parla; Pennac ha detto che il Libro dell'Inquietudine poteva essere il diario intimo del nostro Bartleby; Nooteboom cita Pessoa. Erano troppi i richiami. S'aggiunga a questo che era un po' che avevo voglia di riprenderlo... et voilà.
Eccomi a rileggerei Il Libro dell'Inquietudine di Bernardo Soares di Fernando Pessoa.
Eccomi a leggerne stralci al mio amico Marco in mezzo a piazza Risorgimento.
Eccomi a commuovermi e riconoscermi nelle sue parole.


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la Mère






















La vedi nel cielo quell'alta pressione, la senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d' un fiato che il dio dell' inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano? Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova, ma il senso del vero non trova?

Lo senti il perchè di cortili bagnati, di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente? Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato, stagione, cortile od un prato...

Conosci l'odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
e a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose,
e a rotaie implacabili per nessun dove, a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un'ex terza classe?

L'angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla?
Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia, un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita, non siamo né un giorno né vita...

Non siamo la polvere di un angolo tetro, né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo...
Si fa a strisce il cielo e quell' alta pressione è un film di seconda visione,
è l' urlo di sempre che dice pian piano:
"Non siamo, non siamo, non siamo..."













..scrissi il nome tuo versando piano sulla neve
la strana cosa che
sembrava vino
mi aveva affascinato il suo colore di rubino
perchè lo cancellasti con il piede?









                                                                                 DI ROSE DETTE PRESENZE.




E costruì
un delirante universo senza amore,
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore
.
*
Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo,
e si rivide nel
la pena di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano...

*
E capì tardi che dentro
quel negozio di tabaccheria

c'era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia
;
e che invece di continuare a tormentarsi

con un mondo assurdo
basterebbe
toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo...
*
E scrivere d'amore,
e scrivere d'amore,

anche se si fa ridere;
anche quando la guardi,
anche mentre la perdi

quello che conta è scrivere.
E non aver paura
non aver mai paura
di essere ridicoli;
solo chi non ha scritto mai
lettere d'amore
fa veramente ridere
.













Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.






Ici on est tous des frères
Dans la joie dans la misère
Vous ne trouverez chez nous ni le Ciel ni l'Enfer
Ni le Ciel ni l'Enfer
Nous sommes comme des vers
Comme des vers dans le ventre de la terre
La sang et le vin ont la même couleur
A la cour des miracles
Les filles de joie dansent avec les voleurs
A la cour des miracles
Mendiants et brigands dansent la même danse
A la cour des miracles
Mendiants et brigands dansent la même danse
A la cour des miracles
Nous sommes de la même race
La race des gens qui passent
Vous ne trouverez chez nous ni religion ni nation
Ni religion ni nation
Nos oripeaux pour drapeaux
La couleur de ma peau contre celle de ta peau
Truands et Gitans chantent la même chanson
A la cour des miracles
Puisque nous sommes tous évadés de prison
A la cour des miracles
Voleurs et tueurs boivent au même calice
A la cour des miracles
Puisque nous sommes tous repris de justice
A la cour des miracles











comunico a Vossignoria che sono una Lettrice;
in quanto tale mi avvalgo dei seguenti diritti, detti gli

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 editi per tutti quelli della mia razza dal professor Daniel Pennac.


    1. il diritto di non leggere.

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