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quellocheNon
un artista ha la morte sempre con sé, come un bravo prete il suo breviario.


Diario


30 marzo 2010

Io dico addio.

Ebbene, siamo giunti al termine.
Il Cannocchiale è stato carta bianca per troppo tempo, oramai. Quattro anni? Di più, di meno, ma all'incirca ci siamo. E' troppo.
E' troppo da sopportare il peso di quello che ho scritto, il peso del fatalismo oramai superato nella sua parte negativa, il crogiolarsi nella morte, fare inattaccabile un'adolescenza in crisi.
Con un po' più di luce, decreto la fine di Quellochenon.
Non fosse altro che il bisogno di una pagina bianca dove i concetti siano in negativo e non il format.

 Spero ci si rincontri su un foglio bianco.




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2 gennaio 2010

Libri.


 Ebbene ho finito l'Eneide il giorno della Vigilia per divorare tutto d'un fiato Un Prosatore a New York di Göran Tunström. 50 paginette per 5€ e li vale tutti, davvero. Divertente, leggero, incredibilmente nordico. E m'è tornata voglia di scrivere, capita.
Dopodiché, nell'aeroporto di Ciampino, accampata per terra, ho iniziato il mio regalo di natale di Marco, dicasi Guida Galattica per Autostoppisti.
Mi sono divertita un mondo. Ha davvero tantissime idee, il tipo.. insomma, è strano come non sia affatto banale un libro che non ha la lunghezza di una barzelletta, eppure ti fa ridere dall'inizio alla fine. E non è ripetitivo. Il narratore invade piacevolmente i personaggi e sembra quasi stupirsene.
Insomma: è un libro di cui molti parlano. Lo paragonerei ai film di Allen: citazioni a valanga eppure non tutti sono in grado di cogliere questo livello di umorismo.
Bene, devo mostrare a mio cugino uno dei 3 migliori film dell'anno.


25 dicembre 2009

ciao consapevoli


     Sarà che sono ubriaca o che è Natale,
ma il soltio giro delle recensioni di Anobii non ha sortito alcun effetto. Strane cose scritte sull'ultimo di Paasilinna (gli lettori????), stranissime cose sul Paese delle Creature Selvagge.
Non so, non capisco, sarà che sono ubriaca.

 Buon Natale, STRONZI.


(ho ricevuto 16 libri)




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7 novembre 2009

Nebbia. [era il cane di Heidi]


 Passeggiavo nella nebbia.
Intirizzita sbattevo gli scarponi contro l'asfalto viscido e le piante indurite dei piedi scricchiolavano contro le dita di ghiacciolo staccatesi, in preda ad un bagnato scioglimento.
 Com'è bella la nebbia, pensavo.
Come deve essere gotica, la Notte di praga, in questo periodo.
[e ricordavo un castello nero incollato ad un cielo blùgrigio acceso di finestrelle arancioni al di sopra di un ponte nerissimo di figure spezzate issate tra la nebbia gorgogliante del fiume.]
Passavo accanto a due roulottes addormentate e bianche sentendomi a casa, sorridendo a quei vagabondi che al massimo invadono la fontanella di piazza Ankara. Ascoltavo la voce di un altro gypsy [is a common term used to describe Romani people or Travelers] e sognavo bettole buie, strade a non finire, fiato sul collo e occhi di chi guarda le stelle.
Passavo su un lago d'oro - di foglie e saliva - e ragionavo di nebbia, mentre con un orecchio vedevo gli alberi lasciar scivolare su di sé solitari sospiri di umidità.

Buonanotte a tutti i sognatori, a quelli che lo sanno e quelli che ancora no.




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3 ottobre 2009

ultimo respiro, conscio


 Mi è sembrato quasi vergognoso prendere per la prima volta il notturno che percorre la strada che io ho camminato centinaia di volte in questi 14 anni di vita a Roma.
[succede, quando gli amici ti corrono via per prendere il 490 interrompendo una furiosa discussione sull'ultimo film di Tarantino. Che, nda, a me è piaciuto.]
C'erano due donne spaventate, a piazzale Flaminio.
Lo vedevi dai loro gesti, dai loro sguardi, da come si voltavano a guardare l'uomo barcollante che cantava quello che sentiva nelle cuffiette in un inglese non tanto peggiore dell'italiano di Brad Pitt nel film. Avrebbero preso qualsiasi autobus pur di andarsene da lì.
Per loro fortuna è passato proprio quello che serviva loro per arrivare a viale del Vignola. Culo.

La paura è morbosamente contagiosa.
Sono scese con me alla fermata di piazzale Ankara - uh, proprio ora che sto leggendo Pamuk.. - e si sono dette "Eh, meno male che è passato, sennò.."
"Già, infatti, pensa a piedi.."
Pensa che a piedi via Flaminia è più popolata a mezzanotte e venti che alle 3 di notte la parallela, ossia lungotevere.

Come sarebbe facile lasciarsi spaventare. E' una tentazione grandissima e forte: sì, paura, oddio il buio, la strada vuota, gli alberi di viale Maresciallo Pilsudski, chissà che sbucherà fuori, il baubau, se ne sentono tante. Meglio rimanere a casa, lasciarsi scivolare dolcemente nel letto.. lo senti, vero? Il dolce tepore di casa, la rassicurante familiarità dell'odore delle coperte, l'odore delle tue notti, dei suoi sonni.
La paralisi delle infinite possibilità negative, uh, Soren
?

Nella mia vita pare che nulla accada dolcemente nel presente.
Di solito è una intuizione del futuro.
Riconosco qualcosa che è già accaduto, qualcosa che conosco e si crea un'immagine di dolcezza: la nuvoletta rosa di pensiero la butto sul reale e allora, tadaaa: dolcemente. Come dire, un'aggiunta narrativa per questa protagonista solitaria.
Non è vivere, è guardasi vivere, aspettarsi vivere una cosa in una data maniera.
Mi sto aspettando vivere.
Oppure il passato. Con i ricordi è ovviamente più facile.. leggetevi Leopardi e saprete che non ho nulla da aggiungere. Io & Leo, due sensibilità affini, eh.

Scivolare dolcemente sul letto non è come scivolare in acqua. L'acqua avvantaggia, il letto manco per niente. Per scivolare sul letto devi tendere tutti i muscoli per rallentare l'azione, quindi provocare una forza opposta e maggiore della forza di gravità per trattenerti dal gettare il tuo corpo sul materasso, evitando di sfondare il letto dell'Ikea.
Il che, più che dolcemente, è con estrema fatica.

Quindi no.
Avere paura sarebbe più facile ma incredibilmente immotivato.
La paralizzante paura dell'ignoto. Il bastardo che ci ha programmati ci ha forniti di una discreta fantasia (tanto che probabilmente lo abbiamo inventato, pensa un po'!). Un sadico.
Anche un masochista, uno che crea una creatura che sa che gli dichiarerà guerra oltre che dichiararlo morto e inutile. E inesistente. [ clap clap ]
L'ignoto fisicamente esiste?



[a Marco Inglorious Basterds non è piaciuto perché ha ricominciato filosofia e quindi è tornato nel suo ambiente di elucubrazioni astratte. Non è colpa della filosofia ma dell'inconscio di Marco.
Il quale non fatica a criticarmi il mio rifugio in mondi e fantasie parallele - non fatico neanche io a farlo - ma non si rende conto di avere lo stesso rifugio]


conclusione:

non ricordo cosa volevo scrivere ma era molto bello e sensato. C'era un uomo di cartapesta che guardava fuori dalla finestra e neanche lui era immune dal mondo, dal tempo, dalla morte, dalle immagini. Perché il mondo non è sedentario, checché se ne pensi.
Il mondo è tempo, noi siamo tempo, il tempo non è, evidentemente, sedentario.

Ho voglia di un bel color prugna.







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6 luglio 2009

idioti.

I voti non piovono dal cielo.
Non prendo il massimo al tema perché ho la scienza infusa, ma perché mi esercito.
Non prendo buoni voti perché me li porta Babbo Natale
ma perché mi apro il culo.
Se questo la gente non lo capisce in fretta, penso che potrei avere una reazione esagerata.




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5 luglio 2009

I miei pensieri volano su un treno verso Bologna.

Se non hanno mai capito quello che provo per lei è perché non sono riuscita a spiegarmi.
Perché è difficile capire dove finisce l'alunna e dove la professoressa.
Non so dove deve cadere questo limite.
Se esiste, lo abbiamo superato già da tempo.

Ma ora?
Bisogna davvero ridefinire tutto?

Ho una fottuta paura di perderla.
E non perché la sento allontanarsi, no, è.. è che lei non ha 19 anni.
E 44 di differenza non sono molti, ora, ma. La nostra cara amica, quella che sta tre passi dietro di noi dalla nascita, ora si avvicina.
"E' un gran dolore. Il primo di noi che va via.
Domani sarà dura per tutti.
Bisognerà farci  l'abitudine."

Forse tra 44 anni sarò io la prima, non so.
Forse prima, forse dopo, forse non ci sarà un noi.
Ma sento il tempo scivolarmi tra le dita come olio; mi lascia solo un odore forte tanto da serrarmi i muscoli
e farmi contorcere lo stomaco in vuoti conati di nausea.
Mi lascia una patina di ricordi saporiti, dorati, brillanti.
Inesorabilmente, ogni ricordo è l'ultimo.

Ho una paura fottuta che mi manchi, che non saprò neanche osare neanche provare a pensare di farci l'abitudine, cazzo, neanche la ridicolezza di un pensiero simile mi farà ridere ma striderò e continuo a stridere, ora, mentre la mia mano si chiude su aria calda e non su una vecchia spalla piena di vitalità.

Cinque anni assieme possono segnare così tanto una creta fragile e malleabile come sono ora.
E' un affetto così tenero da rimanere inspiegabile.
Vorrei avere il leggero tocco della poesia per poter spiegare meglio.
Montale, Neruda, Pessoa, Villon, aiutatemi!
Vecchioni, Pennac. I miei professori.
La mia Insegnante.
Dipende anche dal Sentire la Vanità. Se nel Nulla qualcuno ti tocca e ti fa credere, tu non lo puoi ignorare.
Hai visto il sole oltre quella coltre afosa di nuvole pigiate, grige, atone, senza sapore.
Hai visto vincere la tolleranza sull'odio irrazionale, presuntuoso, sprezzante.
Hai creduto nella Parola: l'hai sentita svolgersi, srotolarsi, se denouer come un nastro di immagini di persone di sapori di rumori di musiche di sentimenti
Hai afferrato una mano invisibile, ti sei rialzato, hai creduto di rimettere a posto le cose. Cose che in questo mondo non hanno senso: casualità, banalità, convenzioni, abitudini, pregiudizi.
E non perché ti è stato detto che abbiano senso. Tu continui a sentire che non ne hanno. Ma ne ridi. Dentro alla tua gabbia, forse più grande di prima, ridi.
Hai imparato ad essere sereno perché senti quella mano nella tua. Nodosa, stanca, sa di sigaretta. Piccola e forte come una radice millenaria.
Hai imparato l'ironia e a salare il mondo grigio.
Hai rimesso tutto a posto perché te ne sei preso la responsabilità e sai che avrai sempre due occhi cristallini che sono tutti i ruscelli di montagna messi assieme. Puoi vedervi il tuo riflesso. Sai vederci un dolore così grande da non ingannare nessuno, una amarezza così insopportabile, un pozzo così nero che abbassi lo sguardo.
Hai imparato a guardare dentro quel pozzo e a sorridere con affetto.
E sai che allora quella melma scivola in te e un po' di dolore scompare.

Hai imparato ad essere solo e a non sentirti mai abbandonato.
Hai imparato che cos'è questo valore.

Nel Nulla del tutto, nella Vanità assoluta ti è stato destinato qualcosa di prezioso e tu taci, siedi, abbassi lo sguardo, stringi gli occhi per cancellare quelle lacrime. E quel sentimento, in gola, si blocca: non puoi trasformarlo in parole. Non puoi raccontarlo. Non sai scriverlo.
Puoi solo guardare e amare, silenziosamente, con mutuo accordo. Solo in una direzione quello sguardo è compreso.
L'incomunicabilità rimane la tua croce, ti trascini come un essere goffo, la tua purezza è schizzata dai cavalli che galoppano nelle pozzanghere di piscio e fango della via.
Tu, tomba di Verità, nell'Inferno del silenzio.
Bamboccio crocefisso.




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27 giugno 2009

pensieri d'addio.

Congedo del viaggiatore cerimonioso.

Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.
Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi,
per l’ottima compagnia.

Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.
Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette,
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.

(Scusate. E’ una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare. Ecco.
Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare).

Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo- odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.
Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto s’io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.

Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.

Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, son certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.

Scendo. Buon proseguimento.

[G. Caproni]




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24 giugno 2009

I saw above me the endless skyway.

Presa la decisione di farmi un buco all'orecchio per ogni scritto.
Ora sono a quattro.
Da aggiungere altri quattro.


J'ai beaucoup de confiance.
Baudelaire avait raison:


 Celui qui regarde du dehors à travers une fenêtre ouverte, ne voit jamais autant de choses que celui qui regarde une fenêtre fermée. Il n'est pas d'objet plus profond, plus mystérieux, plus fécond, plus ténébreux, plus éblouissant qu'une fenêtre éclairée d'une chandelle. Ce qu'on peut voir au soleil est toujours moins intéressant que ce qui se passe derrière une vitre. Dans ce trou noir ou lumineux vit la vie, rêve la vie, souffre la vie.
   Par-delà des vagues de toits, j'aperçois une femme mûre, ridée déjà, pauvre, toujours penchée sur quelque chose, et qui ne sort jamais. Avec son visage, avec son vêtement, avec son geste, avec presque rien, j'ai refait l'histoire de cette femme, ou plutôt sa légende, et quelquefois je me la raconte à moi-même en pleurant.
   Si c'eût été un pauvre vieux homme, j'aurais refait la sienne tout aussi aisément.
   Et je me couche, fier d'avoir vécu et souffert dans d'autres que moi-même.
   Peut-être me direz-vous: "Es-tu sûr que cette légende soit la vraie?" Qu'importe ce que peut être la réalité placée hors de moi, si elle m'a aidé à vivre, à sentir que je suis et ce que je suis?


Et cette fenetre fermée pour toujours, qui donne espace seulement au sexe et à l'age,
me charme terriblement.
Merde.


Ho una curiosità irrefrenabile verso il tema di domani.
Cosa uscirà?
Sarà avvincente?
Sarà creativo?
Mi voglio proprio divertire.



Confiance, oui, c'est ça.




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23 giugno 2009

Guardo la striscia pubblicitaria "la scuola dei vampiri diventerà la tua nuova casa" e penso che probabilmente è un libro orrendo.

Oggi il mio libro di letteratura italiana ha dato del kitsch a Carducci.
Vado a fumare e poi ci penso.

Studiavo.
Alzo gli occhi e vedo quattro occhi gialli puntarmi dal palazzetto dello sport trascinandosi dietro una nebbia verde e ocra.
[
Difficile combinare due colori dall'aspetto più malsano.]
E' Joker - mi sono detta - che ci avvelena.
Batman è morto ammazzato da Alfred: il primo si fidava troppo dal secondo; il secondo si era rotto le balle di dover parare sempre il culo ad un bambino che non voleva andare dallo psicologo.
Joker si annoierebbe con un popolo ottuso e imbambolato come questo.

Non avevo voglia di studiare.
Ora sono un contenitore vuoto - pieno di vuoto, dico. Incapace di contenere una qualsiasi cosa.
[
non le solite cose almeno. Una cosa in mente ce l'avrei, ma.]
[
mi sono rotta le palle delle utopie]

Mi ha colpita la felicità come un addio.


Mhm. Questo limbo tra la fine della scuola e gli esami è reso meno insopportabile solo dalla necessità di sentire ogni giorno la mia Insegnante.
Quando la necessità scomparirà dovrò finalmente fare i conti con quello che resta.
[
perché dodici anni sono più lontani di quarantaquattro?
piantala, non lo credi veramente. E' stata solo una bella scusa
]

Forse non credo veramente nell'importanza dello studio.
Forse sono incapace di prendere una decisione e portarla avanti.
Mi spaventa la possibilità di entrare alla Normale?
Infinitamente più di quanto io voglia ammettere.
Una nuova prigione, questa volta a tempo pieno. E giocherò con Dante, scriverò saggi
in cui Pirandello s'incontra con Belli e Carducci e fondano un'associazione a delinquere.
E Mazarrino verrà preso a pizze da Athos, che sarà perdutamente innamorato di un mio alter ego, ma ovviamente il mio alter ego starà con Aramis e porterò una melensa resurrezione dei romanzi romantici di metà ottocento.
Continuerò a tentare di scrivere e a rimandare perché non ho tempo, perché mi ci vuole altro, perché di qua e di là.
E mi frustrerò perché avrò cercato l'indipendenza e non sarò riuscita a trovare il mio modo di viverla. E perché mi insegneranno letteratura in maniera retriva e apassionale.
E io mi dirò: non importa, la studierò per conto mio.
Ma al solito non ci riuscirò.

[
E costruì un delirante universo senza amore
dove tutte le cose hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore
ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo
e si rivide nella pena di quel brillare inutile, di quel brillare
lontano
e capì tardi che dentro quel negozio di tabaccheria
c'era più vita di quanta ce ne fosse in tutta la sua
poesia
]

Finire come quel Fernando Pessoa forse sarebbe una consolazione?
Voi fratelli umani che dopo di noi vivrete
non abbiate il cuore indurito per causa nostra..
Ma pregate Dio che voglia assolverci tutti.


Mio povero Villon.
Sei l'unico che forse va ammirato: sei uscito dalla tua vita per entrare nell'infinito
senza passare per la morte.
Sei partito da
Parigi,
la nostra città.

Non ti sei neanche voltato, François.
Sempre così, tu.
Senza voltarti.
[ma lo sai che ti ho sempre accompagnato con lo sguardo, Fra'?]


Esistenza Sola
.




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11 giugno 2009

Dedica.


 "  Prima o poi,
nella circolarità del tempo
ci ritroveremo coetanee.
in un altro quando viaggeremo insieme.
Ad Est.


Non avere mai paura.   "

[ Elena Venni. ]




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2 giugno 2009

"La musica tedesca è introspettiva, e io ho bisogno di molta introspezione" [Sherlock Holmes]

Eccola di nuovo.
Ecco che ritorna.
Bentornata a casa: no, non mi sei mancata.
Stabile sono stata bene, sai?
E' come un vuoto dentro al petto, un attimo di iperlucidità e VRAAAM! tutto crolla di nuovo, si alza il polverone di cenere che mi fa lacrimare gli occhi.
Eccola: la Nausea.
Senti la vanità in ogni cellula.
Tendo i muscoli e assorbo il mondo INTERO.

il sentimento del superfluo.
Io sono di troppo.

L'anima trepida. Il cuore è investito di paura.
E io, mi sento. E mi sorrido.
"Hai paura?" mi chiedo.
Sorrido sul sì. Ho paura di perdere di nuovo la mia fragile boa.
E questo perché uno sguardo straniero, uno sguardo nero, di profondità Ardenti mi ha ricordato
che non è la verità a seguire il mio sguardo.
Non tutto è come lo vedo io.
Uno sguardo di mortale ghiaccio, di crudeltà schermata.
La causa scatenante, la voila.
Quest'alienazione NEL mondo.

E l'Assurda tristezza di non poter spiegare quel che ho nel cuore, perché non ci sono

orecchie

parole
   .
Solo quegli occhi neri.
Soli
quegli occhi azzurri.
E l'amaro sul palato
e il sasso in gola
perché è un corridoio con, sul fondo, un invisibile buco, che si sposta saltellando in un punto incerto davanti a me.

- fa' che sia un varco, non un buco nero! -



"Farò in modo che questo buco nero che ho dentro non mi inghiotta", dissi.




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20 aprile 2009

Tema per italiano.


“La poesia non è una specie in via d’estinzione”

 

È difficile descrivere il mondo in cui viviamo. Probabilmente tra un secolo l’analisi sarà più facile, perché tutte le sbavature e le briciole saranno state spazzate via dal tempo. Il quadro apparirà più chiaro e sintetico. Ma al momento è necessario banalizzare un po’.
Al primo colpo d’occhio la società si mostra come un grande reality show. Dietro questo teatrino, dove l’apparenza la fa da regina, si intravede la base di un enorme meccanismo commerciale la cui parola d’ordine sta invadendo tutti i campi. Così dal Quirinale alla Corte d’Appello, dai musei agli studi medici il grido è unanime: soldi! Soldi!
Anche la cultura, che non dovrebbe poter essere svenduta, è stata messa all’asta.
Ora basta generalizzare: il mondo non è bicromatico. Le roccaforti che resistono all’assalto del consumismo esistono e non sono poche. Troppo bello dire “la gente non legge più”. Troppo facile dire che la poesia è oramai sorpassata.
Effettivamente la prosa ha una convivenza più facile con un mezzo di comunicazione di massa come la televisione. Ha anche piccoli e limitati spazi nella scatola nera – si tratti di Moccia a Forum o di Saviano al telegiornale..
Invece la poesia raramente si trova sotto i riflettori del grande show. Grazie a Benigni sembra tornata di moda la Divina Commedia. Ma basterebbe pensare che forse non è mai passata di moda. Solo perché la televisione è sempre accesa sotto i nostri occhi, durante i pasti, la sera, in cucina, è più facile credere che sia lo specchio della società. Allora si crede che sia tornata di moda. Al contrario, Pessoa, Caproni, Baudelaire, sono sempre al passo coi tempi: semplicemente non urlano dagli scaffali inondandoci di colori brillanti per attirare la nostra attenzione.
La poesia appartiene al nostro lato silenzioso. Montale diceva, già nel 1975: “Le comunicazioni di massa, la radio e soprattutto la televisione, hanno tentato non senza successo di annientare ogni possibilità di solitudine e di riflessione” (E’ ancora possibile la poesia? Discorso tenuto all’Accademia di Svezia). Perché la poesia è evocazione. Perché la poesia parla al singolo, si completa nel silenzio dell’anima del singolo. Mentre la televisione e la radio, no, sono per tutti. Però c’è un altro mezzo di comunicazione di massa che Montale non poté conoscere (infatti morì prima della nascita del world wide web) : internet. La rete è piena di concorsi di poesia, forum di poesia, siti di poesia. Ne cito uno per esemplificazione dove Lil’ Jim Wilson  (questo il nickname del proprietario del blog) lanciò un Renga, formato da un Haiku e da una coppia di settenari: è un componimento a catena e quindi a più mani. Chiunque ne abbia avuto la voglia ha potuto aggiungere i propri versi ( http://kalicunt0.blogspot.com ). Quindi i giovani che scrivono versi di cui parlava Cucchi esistono davvero, e non sono degli emarginati. Difatti a leggere Gramellini sembra che la poesia sia il rifugio di quei poveracci che il mondo esclude. “E la rabbia di saperli quasi costretti a scrivere, dal momento che il mondo non li ascolta più”. Abbiamo bisogno di fare le vittime? “I miei 104 anni sono tanti, ma non sono mai troppi per tutto quello che la vita ci offre”. La vegliarda che ha vinto il concorso di poesia sembra una persona positiva; perché farne una vittima? Perché essere sempre pronti ad accusare la società, quando la società siamo noi?
Il trampolino di lancio della poesia è la scuola. Finché continuerà ad essere insegnata, tutti i bambini verranno a contatto con essa quasi subito. Come il seme di una parabola, in alcuni troverà terreno fertile e germoglierà; in altri no. È a scuola che si formano i poeti, allo stesso modo in cui vi si formano i campioni dello zapping e gli avvocati. Inoltre, se insegnata bene, la poesia non ha solo le proprietà elencate da Luzi – quindi educare il gusto ed affinare la sensibilità – ma soprattutto mette in moto il cervello, fa pensare. Ed è di questo che ha bisogno il nostro paese. Ed è per questo che potrebbe venire in mente a quelli che ci rappresentano in questa democrazia di toglierla di mezzo, perché troppo scomoda. È un’ipotesi che sta tra 1984 di Orwell e Fahrenheit 451 di Bradbury. Ma la storia dell’umanità è costellata di crimini grandi e piccoli dell’uomo sull’uomo. Non c’è da stupirsi, ma da vigilare. Quindi: occhi ben aperti e orecchie tese! E nel frattempo non smettiamo di leggere poesia, di insegnarla e scriverla. È così che rimarrà viva. Che stia pure all’ombra degli schermi di televisione: sa brillare di luce propria. Che rida in faccia al dio Denaro, sfrontata, timida, prorompente… viva.



Ci ho messo 3 giorni per scriverlo, abituata alla passività della scuola che ti fa scrivere temi guidati attraverso i documenti. Qui i documenti a cui ispirarsi dicevano chiaramente che la poesia è morta. Io non leggo granché poesia, ho imparato leggendo Les Fleurs du Mal di Baudelaire, qualche mese fa. Però che la poesia fosse morta m'urtava. E così..




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30 novembre 2008

Vienna, 7 maggio 1824


 Stanotte mi sono ritrovata seduta sul letto con gli occhi sbarrati.
La stanza si è illuminata di una pallida luce da neon, asettica, chirurgica. Il tuono è scoppiato subito dopo, facendo tremare i vetri.
Mi sono alzata, inquieta. Le finestre tagliavano fuori quasi tutto il suono, le altre, in casa, erano solo fantasmi di accapatoi che dicevano cose sciocche, ponendo l'accento sulla propria paura.
Ho corso per prendere il cellulare: e se fossero state le due di notte? Se Nuvola ed il Capo fossero stati là sotto, da qualche parte, mentre il cielo, con gli occhi bendati, gli sparava addosso?
Le cinque e diciassette.
[sospiro]

Vado in bagno, trasognata. Sono ancora in balia di quel boulversement del pomeriggio precedente, sconvolta. Come se una patina di sentimento mi separasse dal mondo, ecco.
Apro la finestra, la sento scricchiolare nelle imposte.
E vengo investita dello spettacolo più commovente

in sala le luci sono spente. Miliardi di migliaia di persone, solo un fugace movimento i loro guanti grigi e bianchi, martellano i loro applausi e scattano foto in cumulonembi e abbaglianti flash. Sotto il rumore che si riversa su di me come grandine, sento le acclamazioni, le grida di giubilio per una delle mie opere preferite, per uno dei miei amanti più cupi ed espressivi.
Il trionfo che nel milleottocentoventiquattro non vi diede il mondo, Maestro, ora, duecentoquattro anni più tardi ve lo da il Cielo, ve lo danno gli Inferi. L'umanità tutta si china di fronte al vostro genio.

Me ne torno a letto, sorridendo, mentre la tempesta si scatena attorno alla casa, il gatto miagola, mia nonna non può dormire, i vetri sbattono, le finestre si aprono, ed il tetto vorrebbe soccombere. Innamorata.
[?]




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4 novembre 2008

La congiura delle polveri.

Buonasera Londra.
Prima di tutto vi prego di scusarmi per la situazione. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ne godo quanto chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazine, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta, vengano celebrati con una bella festa ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo cinque novembre, un giorno - ahimé - sprofondato nell'oblio, sottraendo un po' di tempo alla vita quotidiana per sederci e fare due chiacchiere.
Alcuni vorranno toglierci la parola. Sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere. Perché esse sono il mezzo per giungere al significato e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità. E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio  in questo paese.
Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza che vi costringono ad  accondiscendere a ciò.
Come è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò, ma ancora una volta a dire la verità, se cercate il colpevole.. non c'è che guardarsi allo specchio.
Io so perché l'avete fatto. So che avevate paura, e chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie c'era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione, e a privarvi del vostro buonsenso. la paura si è impadronita di voi ed il caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all'attuale alto cancelliere Adam Sutler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso obbediente consenso.
Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio. Ieri sera io ho distrutto il vecchio Bailey per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato.
Più di quattrocento anni fa un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il cinque novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che  la giustizia, l'equità, la libertà, sono più che parole, sono prospettive, quindi se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il cinque novembre.
Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca, come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, ad un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento ed insieme offriremo loro un cinque novembre che non verrà mai più dimenticato.




[V per Vendetta] 




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1 novembre 2008

Piovete dolci pesci.

Sono le due e trentacinque, di notte, del mattino.
Non c'è internet ma esiste il blocco note.


il Flaminio tutto sommato - questi giorni sono da tutto sommato e subsonica - è rimasto campagna.
Sotto il cemento, tra gli alberi del viale. Non mi stupirei dell'apparizione fugace di un pastore con il suo branco di mucche, tra i tre dinosauri dell'auditorium, tra Al Pacino ed il fighetto di Twighlith. Che io non ho letto, e dubito che leggerò.
Forse perché sono nata che Tolkien aveva negato il diritto
IU(j mmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmxzzzcx Vi presento il mio gatto che non sa che cosa sia un portatile per terra e quindi, dopo aver grattato sul cesto di vimini davani alla mia porta, è entrato qui in cerca di coccole. Ed è salito sulla tastiera. Credo gli piaccia il rumore dei tasti. Ora che scrivo mi guarda, fa le fusa. E sorride.
[biologicamente i gatti non hanno mimica facciale.]
Ma allora perché fanno le fusa?
Prima ho idealizzato - mentre mi lavavo i denti ed il gatto voleva entrare nel bagno per andare nella sua cassetta però ai miei ripetuti inviti ad entrare mi ha dato le spalle e se ne è andato allora io ho chiuso la porta a chiave - che i gatti in realtà, se avessero la possibilità di vivere una vita umana, riuscirebbero ad arrivare alla comprensione dei ragazzini quattordicenni. Che non è che sia un granché, ma è già qualcosa. Questo perché il mio gatto ora che ha 18 anni capisce molto di più di quando ne aveva 5, ovvero quando io lo conobbi.
Comunque, dicevo.
Che Tolkien aveva negato i diritti del Signore degli Anelli ad un regista.
Come ha detto oggi Marco, analizzandomi come fa con tutto e tutti, io amo ciò che è lontano nello spazio e nel tempo. E nelle possibilità, ha aggiunto.
[Lo so, ho detto io. Lui ha sorriso, io sono arrossita, lui me lo ha fatto notare. Abbiamo riso. Mi è arrivato l'irish coffeeeee.]
Questo perché.
[il Flaminio è rimasto campagna, dico.]
Perché quando queste sere che di giorno ancora non è autunno, la notte l'autunno c'è. Scende una nebbia leggera. La vedi solo da lontano, perché attorno a te c'è solo il fumo della mia sigaretta che oso fumare anche sotto casa. Tanto c'è la nebbia, io sono protetta ed invisibile.
Quasi quasi divento leggera anche io,
magari scompaio.
[Che poi io non voglio scomparire, ma fare l'Insegnante. o la Cuoca, hà hà.]
Ed è la stessa nebbiolina leggera che c'è quando mi sveglio a scout d'autunno, lieve lieve, eterea e distante. Come l'orizzonte, che non lo raggiungi mai. Forse è questo il bello dell'orizzonte, o della nebbia, o di dio o dell'Io di Fichte. Che non ci arrivi proprio, no.

Mannarelli mi ha proposto di scrivere una novella in francese, la Venni ha rincarato, io non ho un tema.
Perché la maggioranza dice la mia infanzia.
Che però è così reale che non riesco a trovarci nulla di fantastico e poi a me il realismo non piace.
Sarà che ho visto troppi film real-orientali.
[Madonna che sfrangimento di coglioni.]
Ho anche iniziato a chiamare i professori solo per cognome, senza l'articolo. Mi fa strano.
[ma se ad Asta lo chiamo Asta, perché davanti a Venni devo metterci "la"? Non vedo il senso.]


meet me, meet me
in the middle of the air
If this things should fail to me,



voglio andare ad Amsterdam. No, non sono una fattona.
sono Informazioni di Vincent.

Sono le due e 49 e non c'è internet.




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21 ottobre 2008

Zero.


 Stanotte dormo male.
Perché? Perché ho visto Una tomba per le Lucciole  e poi ho riaperto ZERO di Ignacio Loyola Brandao e sono inquieta.
 [ Mussolini voleva decimare la popolazione per poter prendere in giro il governo ]
Sono alienata.
Mentre leggo ZERO non vedo più le parole e non le sento più. Muovo gli occhi da sinistra a destra, vado a capo, continuo, giro la pagina, ricomincio.
Penso che ci sia chi nasce cattivo e poi si costringe ad essere buono,
gentile,
a venirmi incontro.
Posso pensarne tutto il male del mondo.
Un'egoista, che si sposa per non morire sola.
Che fa un figlio per avere qualcuno a cui lasciare qualcosa.
Qualche parola, qualche insulto.
E per capire che anche lei ha fallito.

Allora penso che non è vero, che non esiste una persona così,
e che anche se esiste non potrebbe essere chi mi sorride con tanta sincerità.
No?

Poi buoni e cattivi non ci sono, sarebbe il mio seguente anello di logicità,
se mia nonna non passasse, dicesse mezza frase e mi irritasse tanto da desiderare
che la rivoltella dentro alla scrivania di Bruno sia carica, perdio.
e Bob, la pianti di chiederti quante strade deve percorrere un uomo prima che lo si possa chiamare uomo.

lasciatemi a languire.
C'è troppa gente attorno a me, soffoco.




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13 ottobre 2008

Gare aux cons.

        (¯`·._.·´¯`·          Lollo         ·´¯`·._.·´¯)         scrive:
decido io qui!
Puro e disposto a salire alle stelle. scrive:
ahhahahahhqhahhahahahahahha
Puro e disposto a salire alle stelle. scrive:
ahhahahahahahahhahahahahha
Puro e disposto a salire alle stelle. scrive:
hahahahahahah
Puro e disposto a salire alle stelle. scrive:
ahhahaha
Puro e disposto a salire alle stelle. scrive:
hahahahhahahahahahahahahahahahhahahaaaaaaaaaaa
Puro e disposto a salire alle stelle. scrive:
haaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
        (¯`·._.·´¯`·          Lollo         ·´¯`·._.·´¯)         scrive:
respira..
(¯`·._.·´¯`·          Lollo         ·´¯`·._.·´¯)         scrive:
che poi vai in embolia e rotoli giù







Qui la vita è lunga,
qui la vita aspetta
che brucino le porte,
che prenda fuoco l'acqua.

E sia di nuovo inverno.




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10 settembre 2008

da viale delle milizie a via san valentino


 "Stasera che ogni ombra mi affascinava.
Stasera che ogni ombra mi attirava a sé.
Stasera ho incontrato un mio amico che mi ha puntato una pitola addosso.
Vattene, ha detto.
Io me ne sono andata, in preda all'agitazione.
Ho visto nei suoi occhi un baratro.
In fondo al baratro un verme di vita si contorceva, pallido, latteo, nel buio.
E io che avevo sempre considerato lui un mio amico.
Avevo sempre voluto considerarlo come tale.
Ho sempre sperato di essere qualcosa più d'un'ombra, per lui.
E ho ancora il calore delle sue labbra sul palmo della mia mano.
"




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16 agosto 2008

Bose, les revenants


 Il cielo t'ha dato quegli occhi di ruscello perché tu potessi contemplarlo, e Lui potesse bearsi
nella sua creatura Magnifica.
 Mi hai negato il tuo saluto, marmo di Michelangelo.
Mi hai negato i tuoi occhi, chini verso terra.
O alzati al cielo, verso la tua non-Donna, troppo più perfetta, troppo più amorevole.
Troppo più crudele.
Perché a me è sempre dato il ruolo di terza?
Io ed il mio Sicomoro, sfondo di gioie e dolori, a toglier le pezze alla gente e a stringercele al petto,
poiché di loro non ci resta altro.
 
 Eppure sono arrivata ai 18 anni senza rimpianti.
Tranne, uno, forse,
forse.
Forse no. Forse non m'importava neanche di quello.
Forse avevo trovato il Mio cielo, Fabio, da contemplare.
Forse guardavo troppo in alto.



 Sfoglio pigramente il Salterio rivisitato da Enzo Bianchi.
Se non fosse stato chiuso nel cellophan avrei tra le mani l'odore di quelle pesche,
l'odore di quelle susine rubate. Del risotto alla milanese con le zucchine saltate.
Di erba e del cielo gonfio, tra l'accorgersi che eravamo arrivati e che stavamo per ripartire.
Per ritornare.
E se in un certo qual modo, ogni ritorno è una falsa partenza, in un altro certo qual modo è assolutamente una considerazione falsa; una consapevolezza friabile.
 Il miglio verde delle formiche che Formica ha tentato di educare, in una mostruosità fanciullesca che non so da dove venga. Un attimo non c'è, non esiste, e poi eccola lì, tra quelle mani da pianista. Sigarette alla nuca di Don Bosco. Barzellette sorprese dal sorriso perenne di Lorenzo.
I campi energetici di Lino, i suoi occhi strani, la sua faccia repulsiva.
Il senso di appartenenza di, il senso d'appartenenza a.
La gelosia della chioccia che vede la sterile adocchiare i suoi bambini, le sue bambine.

 Chissà se Michele ha chiamato per farsi spedire la chitarra, così cara, così presto dimenticata.
Che anno di merda, amico mio. Neanche le coccole di cui avevi bisogno, t'ho dato.


Senti che fuori piove.
Senti che bel rumore.

 Tornare col cuore più leggero ed i piedi pesanti, lo zaino che neanche te lo senti più, che ti è entrato nella schiena, parte viva di te e scoprire che c'è la Guerra.
Non a casa tua, ma se non sai dove sia, casa, casa è ovunque.
Anche in Georgia, che neanche ci sei stato e pensavi fosse più a nord e più a est.
Neanche sapevi dove fosse.
Cercare febbrilmente informazioni, controllare dove si trova quel passo montano e tentare di pronunciare il nome del primo ministro. Desistere.
Roma scorre sotto di me, pulsa contro il mio petto, intricata, come sempre.
La FAO piena di gente, lì sotto. Tutti che s'accalcano contro il palazzo bianco.
E io sto qua, a fumarmi un'altra cancerosa e a non fare niente.

Ecco la mia aggiunta alla Goccia.

E' come se le foglie verdi, diventando ricordi, avvizzissero, nere, bruciate, brucianti.
Sarà Uccelli di Rovo.
Sarà che Roma Vuota è quasi una maledizione.

Devo spedire questa lettera a Sophie da mezzo mese, dentro ci sono cose belle, abbracci e tenerezze e tanta paura che la storia si ripeta.
Perdere me stessa non mi fa un grande effetto, ma perdere gli altri mi

                                                                                                                                       




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La vedi nel cielo quell'alta pressione, la senti una strana stagione?
Ma a notte la nebbia ti dice d' un fiato che il dio dell' inverno è arrivato.
Lo senti un aereo che porta lontano? Lo senti quel suono di un piano,
di un Mozart stonato che prova e riprova, ma il senso del vero non trova?

Lo senti il perchè di cortili bagnati, di auto a morire nei prati,
la pallida linea di vecchie ferite, di lettere ormai non spedite?
Lo vedi il rumore di favole spente? Lo sai che non siamo più niente?
Non siamo un aereo né un piano stonato, stagione, cortile od un prato...

Conosci l'odore di strade deserte che portano a vecchie scoperte,
e a nafta, telai, ciminiere corrose, a periferie misteriose,
e a rotaie implacabili per nessun dove, a letti, a brandine, ad alcove?
Lo sai che colore han le nuvole basse e i sedili di un'ex terza classe?

L'angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita,
di un giorno qualunque, di una sponda brulla?
Lo sai che non siamo più nulla?
Non siamo una strada né malinconia, un treno o una periferia,
non siamo scoperta né sponda sfiorita, non siamo né un giorno né vita...

Non siamo la polvere di un angolo tetro, né un sasso tirato in un vetro,
lo schiocco del sole in un campo di grano, non siamo, non siamo, non siamo...
Si fa a strisce il cielo e quell' alta pressione è un film di seconda visione,
è l' urlo di sempre che dice pian piano:
"Non siamo, non siamo, non siamo..."













..scrissi il nome tuo versando piano sulla neve
la strana cosa che
sembrava vino
mi aveva affascinato il suo colore di rubino
perchè lo cancellasti con il piede?









                                                                                 DI ROSE DETTE PRESENZE.




E costruì
un delirante universo senza amore,
dove tutte le cose
hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore
.
*
Ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo,
e si rivide nel
la pena di quel brillare inutile,
di quel brillare lontano...

*
E capì tardi che dentro
quel negozio di tabaccheria

c'era più vita di quanta ce ne fosse
in tutta la sua poesia
;
e che invece di continuare a tormentarsi

con un mondo assurdo
basterebbe
toccare il corpo di una donna,
rispondere a uno sguardo...
*
E scrivere d'amore,
e scrivere d'amore,

anche se si fa ridere;
anche quando la guardi,
anche mentre la perdi

quello che conta è scrivere.
E non aver paura
non aver mai paura
di essere ridicoli;
solo chi non ha scritto mai
lettere d'amore
fa veramente ridere
.













Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.






Ici on est tous des frères
Dans la joie dans la misère
Vous ne trouverez chez nous ni le Ciel ni l'Enfer
Ni le Ciel ni l'Enfer
Nous sommes comme des vers
Comme des vers dans le ventre de la terre
La sang et le vin ont la même couleur
A la cour des miracles
Les filles de joie dansent avec les voleurs
A la cour des miracles
Mendiants et brigands dansent la même danse
A la cour des miracles
Mendiants et brigands dansent la même danse
A la cour des miracles
Nous sommes de la même race
La race des gens qui passent
Vous ne trouverez chez nous ni religion ni nation
Ni religion ni nation
Nos oripeaux pour drapeaux
La couleur de ma peau contre celle de ta peau
Truands et Gitans chantent la même chanson
A la cour des miracles
Puisque nous sommes tous évadés de prison
A la cour des miracles
Voleurs et tueurs boivent au même calice
A la cour des miracles
Puisque nous sommes tous repris de justice
A la cour des miracles











comunico a Vossignoria che sono una Lettrice;
in quanto tale mi avvalgo dei seguenti diritti, detti gli

IMPRESCRITTIBILI DIRITTI DEL LETTORE   

 editi per tutti quelli della mia razza dal professor Daniel Pennac.


    1. il diritto di non leggere.

2. il diritto di saltare le pagine.

3. il diritto di non finire un libro.

4. il diritto di rileggere.

5. il diritto di leggere qualsiasi cosa.

6. il diritto al bovarismo

7. il diritto di leggere ovunque.

8. il diritto di spizzicare

9. il diritto di leggere a voce alta.

10. il diritto di tacere.



a culo tutto il resto


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