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Guardo la striscia pubblicitaria "la scuola dei vampiri diventerà la tua nuova casa" e penso che probabilmente è un libro orrendo.

Oggi il mio libro di letteratura italiana ha dato del kitsch a Carducci.
Vado a fumare e poi ci penso.

Studiavo.
Alzo gli occhi e vedo quattro occhi gialli puntarmi dal palazzetto dello sport trascinandosi dietro una nebbia verde e ocra.
[
Difficile combinare due colori dall'aspetto più malsano.]
E' Joker - mi sono detta - che ci avvelena.
Batman è morto ammazzato da Alfred: il primo si fidava troppo dal secondo; il secondo si era rotto le balle di dover parare sempre il culo ad un bambino che non voleva andare dallo psicologo.
Joker si annoierebbe con un popolo ottuso e imbambolato come questo.

Non avevo voglia di studiare.
Ora sono un contenitore vuoto - pieno di vuoto, dico. Incapace di contenere una qualsiasi cosa.
[
non le solite cose almeno. Una cosa in mente ce l'avrei, ma.]
[
mi sono rotta le palle delle utopie]

Mi ha colpita la felicità come un addio.


Mhm. Questo limbo tra la fine della scuola e gli esami è reso meno insopportabile solo dalla necessità di sentire ogni giorno la mia Insegnante.
Quando la necessità scomparirà dovrò finalmente fare i conti con quello che resta.
[
perché dodici anni sono più lontani di quarantaquattro?
piantala, non lo credi veramente. E' stata solo una bella scusa
]

Forse non credo veramente nell'importanza dello studio.
Forse sono incapace di prendere una decisione e portarla avanti.
Mi spaventa la possibilità di entrare alla Normale?
Infinitamente più di quanto io voglia ammettere.
Una nuova prigione, questa volta a tempo pieno. E giocherò con Dante, scriverò saggi
in cui Pirandello s'incontra con Belli e Carducci e fondano un'associazione a delinquere.
E Mazarrino verrà preso a pizze da Athos, che sarà perdutamente innamorato di un mio alter ego, ma ovviamente il mio alter ego starà con Aramis e porterò una melensa resurrezione dei romanzi romantici di metà ottocento.
Continuerò a tentare di scrivere e a rimandare perché non ho tempo, perché mi ci vuole altro, perché di qua e di là.
E mi frustrerò perché avrò cercato l'indipendenza e non sarò riuscita a trovare il mio modo di viverla. E perché mi insegneranno letteratura in maniera retriva e apassionale.
E io mi dirò: non importa, la studierò per conto mio.
Ma al solito non ci riuscirò.

[
E costruì un delirante universo senza amore
dove tutte le cose hanno stanchezza di esistere
e spalancato dolore
ma gli sfuggì che il senso delle stelle
non è quello di un uomo
e si rivide nella pena di quel brillare inutile, di quel brillare
lontano
e capì tardi che dentro quel negozio di tabaccheria
c'era più vita di quanta ce ne fosse in tutta la sua
poesia
]

Finire come quel Fernando Pessoa forse sarebbe una consolazione?
Voi fratelli umani che dopo di noi vivrete
non abbiate il cuore indurito per causa nostra..
Ma pregate Dio che voglia assolverci tutti.


Mio povero Villon.
Sei l'unico che forse va ammirato: sei uscito dalla tua vita per entrare nell'infinito
senza passare per la morte.
Sei partito da
Parigi,
la nostra città.

Non ti sei neanche voltato, François.
Sempre così, tu.
Senza voltarti.
[ma lo sai che ti ho sempre accompagnato con lo sguardo, Fra'?]


Esistenza Sola
.

Pubblicato il 23/6/2009 alle 21.37 nella rubrica Diario.

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