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I miei pensieri volano su un treno verso Bologna.

Se non hanno mai capito quello che provo per lei è perché non sono riuscita a spiegarmi.
Perché è difficile capire dove finisce l'alunna e dove la professoressa.
Non so dove deve cadere questo limite.
Se esiste, lo abbiamo superato già da tempo.

Ma ora?
Bisogna davvero ridefinire tutto?

Ho una fottuta paura di perderla.
E non perché la sento allontanarsi, no, è.. è che lei non ha 19 anni.
E 44 di differenza non sono molti, ora, ma. La nostra cara amica, quella che sta tre passi dietro di noi dalla nascita, ora si avvicina.
"E' un gran dolore. Il primo di noi che va via.
Domani sarà dura per tutti.
Bisognerà farci  l'abitudine."

Forse tra 44 anni sarò io la prima, non so.
Forse prima, forse dopo, forse non ci sarà un noi.
Ma sento il tempo scivolarmi tra le dita come olio; mi lascia solo un odore forte tanto da serrarmi i muscoli
e farmi contorcere lo stomaco in vuoti conati di nausea.
Mi lascia una patina di ricordi saporiti, dorati, brillanti.
Inesorabilmente, ogni ricordo è l'ultimo.

Ho una paura fottuta che mi manchi, che non saprò neanche osare neanche provare a pensare di farci l'abitudine, cazzo, neanche la ridicolezza di un pensiero simile mi farà ridere ma striderò e continuo a stridere, ora, mentre la mia mano si chiude su aria calda e non su una vecchia spalla piena di vitalità.

Cinque anni assieme possono segnare così tanto una creta fragile e malleabile come sono ora.
E' un affetto così tenero da rimanere inspiegabile.
Vorrei avere il leggero tocco della poesia per poter spiegare meglio.
Montale, Neruda, Pessoa, Villon, aiutatemi!
Vecchioni, Pennac. I miei professori.
La mia Insegnante.
Dipende anche dal Sentire la Vanità. Se nel Nulla qualcuno ti tocca e ti fa credere, tu non lo puoi ignorare.
Hai visto il sole oltre quella coltre afosa di nuvole pigiate, grige, atone, senza sapore.
Hai visto vincere la tolleranza sull'odio irrazionale, presuntuoso, sprezzante.
Hai creduto nella Parola: l'hai sentita svolgersi, srotolarsi, se denouer come un nastro di immagini di persone di sapori di rumori di musiche di sentimenti
Hai afferrato una mano invisibile, ti sei rialzato, hai creduto di rimettere a posto le cose. Cose che in questo mondo non hanno senso: casualità, banalità, convenzioni, abitudini, pregiudizi.
E non perché ti è stato detto che abbiano senso. Tu continui a sentire che non ne hanno. Ma ne ridi. Dentro alla tua gabbia, forse più grande di prima, ridi.
Hai imparato ad essere sereno perché senti quella mano nella tua. Nodosa, stanca, sa di sigaretta. Piccola e forte come una radice millenaria.
Hai imparato l'ironia e a salare il mondo grigio.
Hai rimesso tutto a posto perché te ne sei preso la responsabilità e sai che avrai sempre due occhi cristallini che sono tutti i ruscelli di montagna messi assieme. Puoi vedervi il tuo riflesso. Sai vederci un dolore così grande da non ingannare nessuno, una amarezza così insopportabile, un pozzo così nero che abbassi lo sguardo.
Hai imparato a guardare dentro quel pozzo e a sorridere con affetto.
E sai che allora quella melma scivola in te e un po' di dolore scompare.

Hai imparato ad essere solo e a non sentirti mai abbandonato.
Hai imparato che cos'è questo valore.

Nel Nulla del tutto, nella Vanità assoluta ti è stato destinato qualcosa di prezioso e tu taci, siedi, abbassi lo sguardo, stringi gli occhi per cancellare quelle lacrime. E quel sentimento, in gola, si blocca: non puoi trasformarlo in parole. Non puoi raccontarlo. Non sai scriverlo.
Puoi solo guardare e amare, silenziosamente, con mutuo accordo. Solo in una direzione quello sguardo è compreso.
L'incomunicabilità rimane la tua croce, ti trascini come un essere goffo, la tua purezza è schizzata dai cavalli che galoppano nelle pozzanghere di piscio e fango della via.
Tu, tomba di Verità, nell'Inferno del silenzio.
Bamboccio crocefisso.

Pubblicato il 5/7/2009 alle 22.40 nella rubrica Diario.

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