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ultimo respiro, conscio


 Mi è sembrato quasi vergognoso prendere per la prima volta il notturno che percorre la strada che io ho camminato centinaia di volte in questi 14 anni di vita a Roma.
[succede, quando gli amici ti corrono via per prendere il 490 interrompendo una furiosa discussione sull'ultimo film di Tarantino. Che, nda, a me è piaciuto.]
C'erano due donne spaventate, a piazzale Flaminio.
Lo vedevi dai loro gesti, dai loro sguardi, da come si voltavano a guardare l'uomo barcollante che cantava quello che sentiva nelle cuffiette in un inglese non tanto peggiore dell'italiano di Brad Pitt nel film. Avrebbero preso qualsiasi autobus pur di andarsene da lì.
Per loro fortuna è passato proprio quello che serviva loro per arrivare a viale del Vignola. Culo.

La paura è morbosamente contagiosa.
Sono scese con me alla fermata di piazzale Ankara - uh, proprio ora che sto leggendo Pamuk.. - e si sono dette "Eh, meno male che è passato, sennò.."
"Già, infatti, pensa a piedi.."
Pensa che a piedi via Flaminia è più popolata a mezzanotte e venti che alle 3 di notte la parallela, ossia lungotevere.

Come sarebbe facile lasciarsi spaventare. E' una tentazione grandissima e forte: sì, paura, oddio il buio, la strada vuota, gli alberi di viale Maresciallo Pilsudski, chissà che sbucherà fuori, il baubau, se ne sentono tante. Meglio rimanere a casa, lasciarsi scivolare dolcemente nel letto.. lo senti, vero? Il dolce tepore di casa, la rassicurante familiarità dell'odore delle coperte, l'odore delle tue notti, dei suoi sonni.
La paralisi delle infinite possibilità negative, uh, Soren
?

Nella mia vita pare che nulla accada dolcemente nel presente.
Di solito è una intuizione del futuro.
Riconosco qualcosa che è già accaduto, qualcosa che conosco e si crea un'immagine di dolcezza: la nuvoletta rosa di pensiero la butto sul reale e allora, tadaaa: dolcemente. Come dire, un'aggiunta narrativa per questa protagonista solitaria.
Non è vivere, è guardasi vivere, aspettarsi vivere una cosa in una data maniera.
Mi sto aspettando vivere.
Oppure il passato. Con i ricordi è ovviamente più facile.. leggetevi Leopardi e saprete che non ho nulla da aggiungere. Io & Leo, due sensibilità affini, eh.

Scivolare dolcemente sul letto non è come scivolare in acqua. L'acqua avvantaggia, il letto manco per niente. Per scivolare sul letto devi tendere tutti i muscoli per rallentare l'azione, quindi provocare una forza opposta e maggiore della forza di gravità per trattenerti dal gettare il tuo corpo sul materasso, evitando di sfondare il letto dell'Ikea.
Il che, più che dolcemente, è con estrema fatica.

Quindi no.
Avere paura sarebbe più facile ma incredibilmente immotivato.
La paralizzante paura dell'ignoto. Il bastardo che ci ha programmati ci ha forniti di una discreta fantasia (tanto che probabilmente lo abbiamo inventato, pensa un po'!). Un sadico.
Anche un masochista, uno che crea una creatura che sa che gli dichiarerà guerra oltre che dichiararlo morto e inutile. E inesistente. [ clap clap ]
L'ignoto fisicamente esiste?



[a Marco Inglorious Basterds non è piaciuto perché ha ricominciato filosofia e quindi è tornato nel suo ambiente di elucubrazioni astratte. Non è colpa della filosofia ma dell'inconscio di Marco.
Il quale non fatica a criticarmi il mio rifugio in mondi e fantasie parallele - non fatico neanche io a farlo - ma non si rende conto di avere lo stesso rifugio]


conclusione:

non ricordo cosa volevo scrivere ma era molto bello e sensato. C'era un uomo di cartapesta che guardava fuori dalla finestra e neanche lui era immune dal mondo, dal tempo, dalla morte, dalle immagini. Perché il mondo non è sedentario, checché se ne pensi.
Il mondo è tempo, noi siamo tempo, il tempo non è, evidentemente, sedentario.

Ho voglia di un bel color prugna.




Pubblicato il 3/10/2009 alle 0.40 nella rubrica Diario.

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