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Libri.

Beeeene. Siamo rimasti parecchio indietro.
Tante cose sono accadute e tante ne accadranno. Mentre ciò si faceva, io leggevo, più o meno.
Abbiamo detto che ho finito Guida Galattica per Autostoppisti. Ero in Polonia, i miei cugini mi avevano regalato Dom nad Rozlewiskiem ( la casa sullo specchio d'acqua, più o meno).
Pur di non preparare l'esame di storia moderna mi sono messa a leggerlo [sopra il titolo campeggiava in rosso la scritta BESTSELLER ed era nunzio di sventure]. Non sono riuscita a finirlo, mi dispiace.
Lei lavora nel campo della pubblicità, ha un marito incapace a letto e una figlia che è un amore e viene licenziata perché bisogna far posto alle nuove ragazzine che la danno ai vari capi.
Allora va a trovare la mamma che l'aveva abbandonata quando era piccola. Sedute attorno al tavolo della casa di campagna si raccontano i 40 anni in cui non si sono conosciute.
Le atmosfere sono molto polacche, lo stile è scorrevole. Ma non ha niente di brillante, in nessun senso.
Abbandonato come ho rimesso piede in Italia.
Al ché ho preparato il mio brillante esame di storia, il manuale in due settimane e i libri di approfondimento in un'altra. Mentre il Gaeta Villani è accurato ma abbastanza noioso, Emmanuel Le Roy Ladurie è favoloso: in particolar modo consiglio Lo Stato del Re. Brillante, scorrevole, interessante, limpido, ironico. Mi ha ricordato i bei tempi di Bloch. Anche L'Ancien Régime è ottimo anche se meno divertente. Va bene per chi la storia non la vuole proprio considerare come un divertissement. Per quel che mi riguarda, se una materia riesce ad essere presentata come frizzante bene venga.
Dato l'esame di storia mi sono concentrata su Antropologia Culturale (Deliège, Storia dell'Antropologia e Scafoglio, Epos brigantesco popolare). Noia mortale. Il manuale è stato inutile: ho odiato i primi antropologi e su quelli contemporanei non so niente perché non ci si arriva. Il libro di Scafoglio è già più interessante: peccato che i testi in fondo siano in dialetto meridionale e io non ne ho capito neanche una parola.
Ma comunque è un libro introvabile, quindi non vale proprio la pena di impiccarsi per trovarlo.

Quella settimana lì, poi, c'era Pennac a Roma e quindi c'ero io sulle tracce di Pennac a Roma.
E così, visto che lui lo leggeva a teatro, ho letto Bartleby lo scrivano di Herman Melville.
BAM.
Acuto dolore. Ho chiuso il racconto e ho pianto.
Ognuno vede qualcosa di diverso in Bartleby: io ho sentito un dolore immenso, sordo, cieco, muto. Inesprimibile. Forse vi si vede lo spettro di se stessi, non so. Fatto sta che quella notte ho fatto un sogno perfido ma non lo scriverò qui perché non è il suo posto.
Da quel sogno è nato un finale di romanzo, quindi chissà, forse, se sarò fortunata..
Ripresami dallo shock di Bartleby ho avuto un tremendo bisogno di avere davanti agli occhi il trio io-Pennac-Sofia (quest'ultima è una mia carissima amica). Così ho riletto la Fata Carabina. Il piacere di ricordare quel libro è pari all'intensità goduriosa di Take Five suonata da Charlie Parker. Oh, sì. Esattamente quello.
Poi mi è ricapitato tra le mani un libricino comprato alla festa del libro: Il Pensiero Meticcio, Laplantine e Nouss. Strepitoso! Piccolo piccolo, condensa l'unica filosofia di vita possibile, praticabile e auspicabile per la vita della società civile. Il meticciato! E noi continuiamo a vivere, comportarci, pensare, come se fosse veramente esistita l'omogeneità, la purezza e tutte quelle menate lì. I nazionalismi, puah!
In seguito avevo bisogno di una bella soffiata di vento nordico, così ho preso Il Canto dell'Essere e dell'Apparire: mi aspettavo del sano esistenzialismo norvegese e invece mi sono trovata a chiacchierare con uno scrittore olandese che scrive di uno scrittore olandese il quale si interroga sull'essere e sull'apparire, sulla verità ontologica del romanzo, sulla metafisica del personaggio. Molto graziosi e coinvolgenti le parti dello scrittore; quasi un pretesto la storia che questi scrive. Insomma, avevo capito l'artificio dall'inizio, ma speravo fosse sviluppato meglio. Il gioco degli specchi non è affatto semplice, figlioli miei.

Ma poi è successa una cosa: everything is illuminated! (è un libro che non ho letto e anche un film che ho visto, molto molto bello). Sì, tutto è illuminato. Ogni collegamento brilla come un filo sottilissimo d'oro bianco. Bartleby, Melville, Pennac, Nooteboom, Pessoa.
Bartleby era muto quanto Soares parla; Pennac ha detto che il Libro dell'Inquietudine poteva essere il diario intimo del nostro Bartleby; Nooteboom cita Pessoa. Erano troppi i richiami. S'aggiunga a questo che era un po' che avevo voglia di riprenderlo... et voilà.
Eccomi a rileggerei Il Libro dell'Inquietudine di Bernardo Soares di Fernando Pessoa.
Eccomi a leggerne stralci al mio amico Marco in mezzo a piazza Risorgimento.
Eccomi a commuovermi e riconoscermi nelle sue parole.


Pubblicato il 17/2/2010 alle 12.55 nella rubrica mi invento opinionista.

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